Cattivi vicini 2

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7.0 Awesome
  • voto 7

(De)generazioni

Cattivi vicini raddoppia. E non solo numericamente, ma pure in fatto di idee gettate nel “campo di battaglia” che vede sempre protagonista la famiglia Radner versus il fantasma della gioventù edonista e festaiola che gli si para inevitabilmente davanti. Anzi, come vicini di casa, in una coazione a ripetere figlia anche del senso di colpa per aver dimenticato le loro origini giovanilistiche…
Nel caso di Cattivi vicini 2 – sempre diretto da Nicholas Stoller, ormai garanzia di comicità scorretta ma pure socialmente intelligente – il classico conflitto generazionale addirittura si triplica, rendendo più speziato un canovaccio che si ripete, nella propria forma basica, con varianti minime. Da un lato la coppia composta da Mac e Kelly (gli ormai affiatatissimi, da un punto di vista recitativo, Seth Rogen e Rose Byrne), coppia in cerca di nuova abitazione visto che la famiglia va aumentando di numero. Lo scopriamo nel memorabile incipit, nella quale lei, durante un rapporto sessuale, vomita addosso a lui annunciandogli la nuova gravidanza qualche anno dopo la nascita della piccola Stella. Quasi una dichiarazione d’intenti da parte di Stoller e compagnia, a ridicolizzare un’istituzione, quella famigliare, sacra solo per coloro che ci credono. Dal lato opposto ecco un ristretto gruppo di imbranate matricole universitarie al femminili capitanate da Shelby (finalmente una parte all’altezza per la talentuosa Chloë Grace Moretz), ben intenzionate a creare la propria confraternita che gli consenta di organizzare feste a ripetizione con lo scopo di conoscere gente di nuova. Ovviamente, nonostante l’affitto esoso, sceglieranno l’abitazione di fianco a quella dei Radner, i quali si trovano peraltro nel delicato periodo in cui gli acquirenti della loro casa possono in qualsiasi momento recedere dal contratto già firmato. Una situazione esplosiva che vede in mezzo, oscillante prima verso una fazione poi verso l’altra, l’eterno Peter Pan Teddy Sanders, a cui presta il fisico palestrato ancora una volta un Zac Efron molto a suo agio rispetto alle ultime uscite. Ed è sempre lui la figura chiave di un triangolo narrativo che non si ferma ad una facile lettura epidermica, prevedendo sottotesti anche parecchio articolati dietro la cornice disimpegnata. La stabilità sociale, da ottenere scalando ad uno ad uno i simbolici gradini previsti nella società, è sempre più l’obiettivo dei Radner, disposti a tutto per ottenerlo; le giovani universitarie sono invece “divorate” dall’ansia di crescere, di vedere cosa troveranno dietro il fatidico angolo dell’età adulta. E poi c’è Teddy, immerso nel limbo di chi ha capito che diventare grandi non è un buon affare e cerca, confusamente, di percorrere tutte le strade possibili per svicolare da tale, inevitabile, destino.
Rispetto al film primigenio il ritmo delle varie sequenze comiche, ben sospeso tra cattiveria e puro trash, è aumentato esponenzialmente, con tutta probabilità grazie all’intervento in sede di sceneggiatura da parte di Evan Goldberg e Seth Rogen, già direttamente responsabili in co-regia del cult Facciamola finita (2013) e del polemico, controverso The Interview (2014). Molti i momenti in cui scatta la risata, con preferenza personale per il furto dell’erba durante la partita, con annesso spogliarello ad uso e consumo femminile del personaggio di Zac Efron, nonché un’evasione dal garage, da parte di Mac e Teddy, a colpi di airbag davvero memorabile. Ma è tutto l’insieme – pur senza nessun altra pretesa se non quella di realizzare un bel prodotto d’intrattenimento arricchito da una segnaletica sociale da allarme rosso, specchio dei tempi che viviamo – a funzionare al meglio, rispettando la regola aurea che vuole i sequel “necessari” solo quando c’è davvero qualcosa d’altro da aggiungere. Cattivi vicini 2 mette più carne al fuoco rispetto all’originale e per di più lo fa in maniera del tutto consapevole. Offrendo inoltre, agli spettatori, una serie di letture morali dell’intera vicenda solo in apparenza facili e scontate.
Motivi oltremodo sufficienti per consigliarne la visione a coloro che vogliono comprendere meglio i nuovi orizzonti della commedia statunitense sulle nuove lotte di affermazione personale in corso al giorno d’oggi.
This is America…

Daniele De Angelis

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