Brave ragazze

0
4.5 Awesome
  • voto 4.5

Quattro amiche alla riscossa

Quattro giovani donne e innumerevoli batoste dalla vita. Quattro difficili situazioni famigliari e altrettante insoddisfacenti condizioni lavorative. E, infine, una decisione che potrebbe cambiare le loro vite per sempre. Ispirato a fatti realmente accaduti negli anni Ottanta, Brave ragazze – per la regia di Michela Andreozzi – è una commedia tutta al femminile che mette in scena la storia di quattro amiche decise a ribellarsi a una società prettamente maschilista, dimostrando di riuscire a essere, quando serve, ancora più coraggiose e forti di quegli uomini che le hanno da sempre sottovalutate.

Quattro amiche, dunque, che, dopo tante delusioni, decidono di compiere una rapina alla banca della cittadina in cui vivono. E anche se, in un primo momento, le cose sembrano andare per il meglio, le complicazioni, man mano che le quattro si faranno “prendere la mano” dalle loro attività criminali, non tarderanno ad arrivare.
Una storia, dunque, indubbiamente ricca di potenziale e di appeal. Sarà stata in grado Michela Andreozzi di sfruttare al meglio tutto ciò che aveva a disposizione? La risposta, purtroppo, non è tra quelle sperate. Se, infatti, le quattro protagoniste (impersonate da Ambra Angiolini, Serena Rossi, Silvia D’Amico e Ilenia Pastorelli) sono, di fatto, personaggi scritti complessivamente bene, la sceneggiatura in sé (unita a una regia decisamente maldestra, con tanto di macchina da presa che tende eccessivamente a indugiare su particolari, dando vita a inutili spiegoni) lascia, purtroppo, parecchio a desiderare.
Con un andamento narrativo a tratti prevedibile, con tanto di pericolosi buchi all’interno dello script (vedi, su tutti, il destino – messo in scena in modo assai frettoloso e raffazzonato – del personaggio interpretato da Silvia D’Amico), il presente Brave ragazze si rivela, progressivamente, pericolosamente piatto, eccessivamente banale, al punto da far perdere di mordente all’intera vicenda raccontata per immagini. Una vicenda che, date anche – e soprattutto – le intriganti venature del giallo, avrebbe potuto essere messa in innumerevoli altri modi, in modo da potersi rivelare quantomeno piacevole alla visione.
A poco servono, dunque, le gag di alcuni personaggi secondari (su cui, tra tutti, quello di Don Backy, il prete del paese interpretato dal bravo Max Tortora), troppo deboli per far acquistare punti a un intero lavoro ricco di problematiche, così come a poco (o, sarebbe meglio dire, a nulla) serve l’idea di dare ad alcune figure (tra cui, appunto, quella di Tortora) il nome di noti cantanti italiani (lo stesso commissario di polizia, interpretato da Luca Argentero, si chiama, infatti, proprio Gianni Morandi). Questo ultimo lavoro di Michela Andreozzi proprio non convince.
Al termine della visione, dunque, l’unica cosa che potrebbe interessare, ormai, al pubblico, è proprio il destino delle quattro protagoniste (quelle vere, ovviamente). Eppure, di questo, salvo un finale che ci fa capire che fine abbiano fatto i personaggi cinematografici, non viene detto assolutamente nulla. Peccato.

Marina Pavido

Leave A Reply

19 − sei =