Botox

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

I funghi della discordia

Al netto di limitazioni, imposizioni, violenze e privazioni di ogni sorta alle quali i suoi esponenti (tra cui Panahi, Javidi, Kiarostami, Ghobadi, i Makhmalbaf, Jalilvand, Bahrami e il pluridecorato Farhadi) sono stati e continuano ad essere sottoposti da chi era ed è al potere, il cinema iraniano non ha mai smesso di regalare pellicole di straordinaria bellezza e potenza, capaci di resistere al fuoco amico della spietata censura locale e di oltrepassare gli ostili confini nazionali per raccogliere consensi e prestigiosi riconoscimenti alle diverse latitudini. Ed ecco che dal ventre di questa tormentata cinematografia è nata un’altra perla audiovisiva alla quale auguriamo un lungo cammino dentro e fuori dal circuito festivaliero internazionale. Cammino che sembra essere iniziato nel migliore dei modi con il debutto virtuale al 38° Torino Film Festival, laddove Botox di Kaveh Mazaheri ha avuto la sua anteprima mondiale nel concorso lungometraggi della kermesse piemontese.
L’opera prima del regista classe 1981 ci conduce in una villetta alle porte di Teheran per entrare nelle vite di Akram e Azar, due sorelle che dopo un “incidente” domestico che ha coinvolto il fratello si vedono costrette a mentire sulla sua scomparsa, raccontando a tutti che è fuggito in Germania. Con il tempo però la menzogna diventa sempre più ingestibile, arrivando a condurre le protagoniste in luoghi oscuri e misteriosi. Le bugie del resto hanno le gambe corte, ma sarà il senso di colpa il nemico più duro da affrontare per le due protagoniste, in particolare per la sorella maggiore Akram, una donna affetta da autismo realmente esistita, alla quale Mazaheri ha dichiarato di essersi ispirata per costruire il personaggio e le vicende narrate nel film. Un personaggio che l’attrice Sussan Parvar ha fatto suo e restituito sullo schermo con un’interpretazione di grade forza e intensità, che ha il merito di non scivolare mai nella macchietta anche quando i toni si fanno più leggeri e nella timeline si affacciano delle note comiche. La Parvas, così come la collega di set Mahdokht Molaei, che nel film veste i panni di Azar, è bravissima ad attraversare indenne e con estrema scioltezza i continui cambi di registro con i quali Mazaheri e il compagno di scrittura Sepinood Najian hanno colorato lo script.
Sorprendente è infatti la capacità camaleontica della scrittura di cambiare pelle a un film che parte come una dramedy dallo humour sottile per poi trasformarsi in un noir minimalista e dalle venature thriller, spogliato da tutte quelle implicazioni socio-politiche che abitualmente alimentano il DNA delle pellicole made in Iran. In Botox queste due anime coesistono senza entrare in conflitto, cedendosi vicendevolmente il testimone sino a raggiungere un perfetto equilibrio e un . Risultato ottenuto grazie alla maturità, alla sicurezza e alla chiarezza d’intenti dimostrate nella prima fase e successivamente in quella di messa in quadro, entrambe caratterizzate da un rigore formale e uno stile asciutto che arrivano diritti al punto, non lasciando mai spazio a orpelli e passaggi a vuoto. Il ché ne fa un’opera completa e piena, che a dispetto della cornice gelida e piovosa sa anche emozionare (vedi la scene del pedinamento nel mercato o quella della distruzione dei materiali nel magazzino).

Francesco Del Grosso

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