Bene ma non benissimo

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5.0 Awesome
  • voto 5

Non benissimo

Se è vero che il tema delle discrepanze tra nord e sud Italia è stato più e più volte sviluppato nel corso degli ultimi anni, è anche vero che un po’ meno ci si è concentrati sul tema del bullismo, più che mai attuale. E lo stesso è anche tema portante del lungometraggio Bene ma non benissimo, opera prima (se non pensiamo al lavoro collettivo La solita Commedia – Inferno, del 2015) del comico Francesco Mandelli.
All’interno di questo modesto progetto viene messa in scena la storia di Candida, una ragazzina siciliana da sempre innamorata del cantante Shade, rimasta orfana di sua mamma e che si trasferisce con suo papà a Torino, dal momento che nel suo paese è impossibile, per suo padre, trovare un lavoro. Qui la ragazza entrerà in una nuova classe, dove, di fianco a qualche arrogante bullo, conoscerà anche il timido e introverso Jacopo, da sempre bullizzato e senza alcun amico. Tra i due, grazie al carattere solare di Candida, nascerà una bella amicizia, a scapito della differente estrazione sociale delle rispettive famiglie.

Questo primo lavoro di Mandelli, al di là della storia semplice e fortemente prevedibile (frutto di un’idea di Fabio Troiano) si distingue principalmente per la forte ingenuità con cui è realizzato. E se, di fatto, Bene ma non benissimo, sia per le tematiche che per il punto di vista esclusivo della giovane protagonista, si presenta dichiaratamente come un lavoro che vuole parlare principalmente ai giovani e ai giovanissimi, è anche vero che, al suo interno, vi sono, purtroppo, non poche problematiche da un punto di vista prettamente tecnico.
Di fianco, dunque, a una regia che, tutto sommato, evita ogni pericoloso virtuosismo, mantenendo un profilo costantemente basso (fatta eccezione per la scena iniziale in cui – con una resa finale posticcia e alquanto imbarazzante – vediamo la fotografia sulla tomba della madre della protagonista animarsi e parlare a quest’ultima), troviamo uno script che, dal canto proprio, soffre parecchio. E la tal cosa è dovuta principalmente non soltanto a tutti i banali luoghi comuni messi in scena, ma anche ai dialoghi eccessivamente forzati e poco credibili (come, ad esempio, quello tra Jacopo e sua mamma, nel momento in cui quest’ultima cerca di spiegargli perché non è mai intervenuta a difendere suo figlio nei momenti in cui veniva bullizzato), a personaggi talmente sopra le righe da non risultare affatto credibili (come il burbero e severo padre di Jacopo), fino a situazioni tirate in ballo ma completamente abbandonate, come la possibile storia d’amore tra Candida e lo stesso Jacopo.
Eppure, come sovente accade in situazioni del genere, spesso il tutto viene realizzato (anche) con la finalità di lanciare un nuovo brano musicale di qualche giovane voce. In questo caso il prescelto è stato proprio il cantante Shade, che la protagonista incontra dopo una serie di forzatissime coincidenze, autore del brano Bene ma non benissimo, da cui il titolo del lungometraggio, e che, per la presente occasione, non manca di esibirsi a una festa di adolescenti adoranti. Ultimo dei bene li luoghi comuni di cui questa opera prima di Francesco Mandelli è vittima. Non sarebbe forse stato meglio un videoclip?

Marina Pavido

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