Anon

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Siamo tutti interconnessi

Viviamo in un’epoca in cui a farla da padrone sono i nostri cellulari, tablet e computer, che ci permettono di rimanere connessi ventiquattro ore al giorno. Qualcuno ha voluto prendere questa realtà e costruire un film che svelasse i potenziali rischi, ma anche i fattori positivi, di un mondo composto di persone interconnesse tra di loro con la possibilità di scambiarsi opinioni, video, dati e altro semplicemente guardandosi negli occhi e usare un sistema, non molto diverso da alcune app come Whatsapp o Facebook, impiantato nella nostra testa. E’ il tentativo di Andrew Niccol, il quale ha scritto, prodotto e diretto personalmente questo lungometraggio, rilasciato a fine maggio 2018 dalla piattaforma Netflix, su questo tema delicato. Già lo stesso titolo, Anon, abbreviazione di Anonymous, indica su che genere di linea si muove il film. Siamo in un futuro distopico, in un’epoca non specifica, forse proprio per scelta del regista. Eppure non sembra l’anno 3000. Potrebbe essere anche un film ambientato tra una cinquantina di anni a partire da adesso. Sal Frieland (Clive Owen) è un detective di una organizzazione di polizia che si occupa di sicurezza informatica. Nel sistema ci sono delle personalità che non si lasciano identificare avendo cancellato dalla rete quasi tutto di loro stesse. Queste persone sono definite “Unknow” e vengono segnalate come “Error”. Di conseguenza, esse sono un potenziale pericolo visto che sono anche in grado di cancellare parti di memoria; quindi in grado di resettare crimini come un omicidio o uno stupro. Uno di questi sconosciuti ha l’abitudine di fare il favore alle loro vittime e poi di ucciderle sul posto sparandole. Sal deve indagare insieme alla squadra per catturare questo pericoloso criminale. Organizzando un piano di avvicinamento sotto copertura e riuscendo ad entrare in contatto con questo killer, si scopre che questo personaggio sconosciuto è in realtà una lei (Amanda Seyfriend). Sal finge di chiederle alcuni servigi e riesce a rendersi degno di fiducia. La copertura creata per l’occasione salta e la “Jane Doe” scappa minacciando Sal, che inizia lentamente a perdere tutti i ricordi anche del figlioletto morto a causa sua per un incidente, e uccidendo un suo collega. Sal inizia così una corsa alla ricerca di Jane Doe per scovarla e ucciderla. Con il passare del tempo, la situazione precipita e si arriverà ad una verità diversa da quello che si presupponeva. La storia subisce un cambiamento significativo che rivolta completamente l’opinione dello spettatore.
Il lavoro di Niccol è piuttosto lineare nonostante la presenza di scene che vengono riproposte sotto una prospettiva diversa. La trama è abbastanza intrigante, però forse avrebbe potuto inserire qualche momento emozionale in più. Tutti gli attori del film, eccetto forse lo stesso Owen, non esternano alcun tipo di emozione; quasi un richiamo al Christian Bale di Equilibrium. La sceneggiatura del film è coraggiosa ma Niccol avrebbe dovuto osare di più per costruire un film meno piatto e più attrattivo. Anon è un concentrato di action con zero emozioni, un po’ paradossale! Visto anche il cast a disposizione, c’è da ritenere che Niccol avesse tra le mani grosse potenzialità che non ha saputo sfruttare. Ed è un peccato. Perché il tema del film è importante e ci permette di capire come funzionano certe situazioni anche oggi quando ci ritroviamo sui social network.

Stefano Berardo

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