Bloomstreet 11

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

Amiche per la pelle

Dopo la vittoria al Festival di Annecy qualche mese fa, il cammino nel circuito festivaliero internazionale di Bloomstreet 11 continua e lo fa nel migliore dei modi con la conquista di una meritata Menzione Speciale alla 16esima edizione di Imaginaria, laddove in quel di Conversano il corto scritto e diretto da Nienke Deutz è stato presentato in anteprima nazionale nella sezione “Animated Short Film”. Per l’ultima fatica della cineasta tedesca, ma di stanza in quel di Rotterdam, vale dunque la regola del buona la prima con due riconoscimenti portati a casa su altrettante partecipazioni a kermesse cinematografiche, entrambe di rilievo nel panorama mondiale del cinema d’animazione. Premi, questi, a nostro avviso più che meritati per i valori complessivi espressi sullo schermo, che ne certificano e ne sottolineano tanto le qualità drammaturgiche quanto quelle estetiche. Forma e contenuti, infatti, contribuiscono nella stessa misura al consolidamento dello script e della sua messa in quadro. Ed è probabilmente questa alchimia venutasi a creare tra ciò che viene raccontato e come viene raccontato la ricetta vincente del menù firmato dalla Deutz.
La regista ci catapulta al civico 11 di Bloomstreet, quello che dà il titolo alla pellicola e dove si materializzano le vicende narrate nel corto. Tra le stanze di una villetta a due piani circondata dal verde, due amiche inseparabili trascorrono le ultime settimane delle vacanze estive, quelle con le quali daranno definitivamente l’addio all’infanzia. Con il passare dei giorni i loro corpi iniziano a mutare e l’imbarazzo per certe dinamiche prende il sopravvento, allontanandole gradualmente. Le prime scoperte le porta a sperimentare cose nuove e a mettere da parte quell’amicizia che in principio sembrava indissolubile.
Per quanto concerne la scrittura, come avrete avuto modo di leggere dalla sinossi, l’opera breve battente bandiera belga-olandese altro non è che la classica cronaca del passaggio dall’infanzia alla pubertà, ma è la delicatezza e la cura nell’approcciare psicologicamente a una materia non semplice da affrontare e gestire, sulla quale spesso si è soliti scivolare nelle sabbie mobili degli stereotipi, il cuore pulsante e la caratteristica pregnante. Bloomstreet 11, dunque, è il capitolo di un romanzo di formazione che la Settima Arte è solita offrire alle sue platee, ma che in poche occasioni risulta così poco superficiale e così tanto efficace nell’argomentare e nel descrivere tanto le azioni quanto le emozioni che ne scaturiscono.
Il tutto nell’arco di pochissimi minuti e con una riuscitissima combinazione di 2D e stop motion. Due tecniche sulla carta distanti e per i conservatori inconciliabili, ma che nell’opera della Deutz si mescolano senza soluzione di continuità per dare vita a un efficace esempio di animazione ibrida.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

3 + diciotto =