Amer/Lacrime di Sangue

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9.0 Awesome
  • VOTO: 9

Tutto nuovo, tutto vecchio, tutto nuovo

Familiar things, cose familiari. Così lo scorso luglio, sul suo blog, Tim Lucas ha giocato annoiato con uno dei titoli televisivi dell’anno, lo sci-fi nostalgico Stranger Things. La voce contraria di Lucas rispetto al generale entusiasmo critico danza prettamente nella convinzione che il citazionismo estremo, per molti punto di forza assoluto della serie Netflix, sia debolezza intrinseca di un linguaggio che per sorreggersi necessita continuamente di essere sorretto. “Potrei prendere quasi ogni scena della serie e trovare non solo un precedente, ma in più occasioni anche citazioni visive […] Posso capire che la gente impazzisca per un album di greatest hits, ma non per un album di greatest hits di cover”, si può leggere nella sua recensione.

La critica mossa da Lucas non è certo nuova e anzi riscoperchia il vaso di Pandora dell’eterno dilemma su quando e come la citazione cessa di essere appropriazione legittima per diventare un corpo alieno rubato dal passato. Quando smette di essere parte integrante di un nuovo linguaggio per ridursi a feticismo reazionario. Quando è citazione e quando è plagio. Quando è nuovo e quando è vecchio riverniciato. Verrebbe da chiedersi, ad essere cattivi, quando (se) questa ricerca della linea di demarcazione ha un vero significato critico e non si riveli una semplice imposizione delle proprie predilezioni e convinzioni soggettive.

Ironia della sorte, noi di Cineclandestino ponemmo a Lucas pressappoco lo stesso dilemma circa un anno fa, in occasione di un’intervista sul cinema di Mario Bava, chiedendogli la sua opinione circa una delle grandi realtà dell’horror contemporaneo, il neo-giallo: innovazione o sterile revisionismo? Riportiamo la sua risposta: “Penso che se all’opera di Bava venisse proibito, per snobismo, di continuare a influenzare nuovi cineasti, verrebbe dimenticata. Dovremmo essere felici ogni volta che nuovi film di qualità abbracciano il lavoro di questi grandi maestri e ci riportano a sentire la loro grandezza. Bava sarebbe il primo a dire che i suoi film non erano altro che passi per quello che è si spera un percorso evolutivo.”

Effettivamente così sembra anche a noi, giungendo alla conclusione che rubare crea novità. Sempre. Anche nelle operazioni d’inglobamento più malriuscite, anche nelle citazioni copincollate con il machete della mediocrità. Incastonare corpi del passato non riporta al passato. Al massimo a cattivo, noioso futuro.

Neo-giallo è un termine che sa di ossimoro: una novità ingiallita, delle pagine scurite dal tempo che invocano novità. Inoltre, per definizione, l’accostamento tra neo e un nome implica una riproposizione, una nuova vita di qualcosa che è già esistito; e come abbiamo pocanzi detto, quest’etichetta affibbiata a un microcosmo in continua espansione e dai contorni non troppo definiti (qui e qui liste per farsi un’idea sommaria), ha fatto molto discutere appassionati e critici circa il valore di tale riproposizione.

Helene Cattet e Bruno Forzani, classe 1976, coppia nella vita oltre che al lavoro, hanno saputo dare un cataclismatico scossone al valore di riproposizione. Conosciutisi nel 1997, nei primi anni 2000, quando l’horror si apprestava a entrare nell’helter skelter del torture porn, i due immersero mani e braccia in tutt’altro mondo. Anni 60 e 70, Italia. Il giallo, soprattutto, ma anche l’horror, gli spaghetti western e tutto ciò che ha fatto grande il cinema di genere italiano di quel periodo. I corti che hanno girato dal 2001 al 2006 (Catharsis, Chambre Jaune, La Fin de Notre Amour, L’Etrange Portrait de la Dame ne Jaune e Santos Palace) sono piccoli gioielli di omaggio formalista. La coppia riprende i topoi del genere per prosciugarli alla loro forma primigenia, rendendo il tutto pura narrazione sintattica.

Si arriva così al 2009, quando il loro lungometraggio d’esordio, Amer, fa piazza pulita di tutto quanto fatto nella realtà del neo-giallo, diventandone culmine e portabandiera. Cinema sensuale ai suoi massimi livelli, Amer non si limita a rievocare il passato come Stranger Things, anche se nemmeno qui mancano le citazioni visive che tanto sembrano piacere vuoto e autoreferenziale a Tim Lucas: giusto per fare qualche esempio, la goccia de I Tre Volti della Paura è colonna portante di tutta la prima sezione del film e in particolare la scena dell’anello contiene un’inquadratura praticamente identica; sempre da Bava è stata ripresa la scena dell’omicidio nella vasca di Sei Donne per L’Assassino, così come un’inquadratura alla porta in controluce è sorella di una presente in La Ragazza che Sapeva Troppo; i primissimi piani degli occhi nella seconda sezioni sono omaggio a Leone, mentre inquadrature della villa salutano La Dama Rossa Uccide Sette Volte di Miraglia. Inoltre uno dei tratti caratteristici dello stile di Amer (e del neo-giallo tutto), la fotografia che nuota nei colori puri, è palese richiamo soprattutto a Bava e all’Argento più “baviano”, quello di Suspiria e Inferno. Per non parlare della colonna sonora, tour de force citazionista, con il main theme preso dalla soundtrack de La Coda dello Scorpione di Nicolai e l’intero film impreziosito dalle musiche crime 70s di Morricone e Cipriani.

Ma se l’operazione Amer si risolvesse tutta in un collage arty di accattivanti lucine colorate, montaggio furioso e caccia alla citazione per i nerd del genere, rimarrebbe ben poco.

Ben lontano dall’essere un ammasso non ragionato di forma che ignora il contenuto (trappola in cui cade diversa produzione neo-giallo), il film è un lucidissimo, doppio viaggio. Le tre fasi della vita di Ana, la protagonista, rappresentano tre fasi della vita dell’horror-thriller italiano, il gotico, il thriller erotico e il giallo. E allo stesso tempo, novello Bacio della Pantera, gira vorticoso e psicanalitico sul sesso e la sessualità di Ana (a proposito, il nome della protagonista non può non rimandare a Cria Cuervos, considerate anche le affinità elettive). La trama, essenziale ma non fragile, viene accompagnata dai feticci del nostro horror. Parlare di cinema-esperienza, rivolto ad Amer, è corretto ma anche riduttivo. È una profonda riflessione semiotica di decenni di horror e la scelta di girarlo in 35mm anziché in digitale non è casuale: è il futuro che il passato non si limita ad evocarlo, ma lo rende futuro esso stesso.

Uscito nel 2013, Lacrime di Sangue (libera traduzione di L’Etrange Couleur Des Larmes De Ton Corps, Lo strano colore delle lacrime del tuo corpo) è la prosecuzione stilistica più estrema, meno coesa di Amer. Il linguaggio è il medesimo, ma qui ancor di più i piedi sentono il vuoto sotto di loro: impiantata una vaga trama whodunit, tra Strade Perdute e Il Mistero della Donna Scomparsa, il film abbatte le barriere che Amer, per pudore o paura, ancora manteneva.

Se Amer era strutturalmente più stabile, Lacrime di Sangue è un nastro di Moebius che respinge il più possibile lo spettatore, senza però dimenticarsi di fargli intravedere spiragli esoterici di logica.

Terminata la visione dei due film, poco importa se la nostra comprensione del fenomeno neo-giallo sia più o meno chiara, se sia giallo più giallo del giallo, se sia un figlio anarchico del genere o il genere stesso che, anzianissimo, si veste come i giovani. O addirittura necrofilia artistica.

Rimangono i brividi dell’eccitazione. Violenti. Per qualcosa che forse già c’era ma che sicuramente non si era mai visto.

COMMENTO ALL’EDIZIONE BLU RAY MIDNIGHT FACTORY

È molto difficile spegnere l’entusiasmo e non renderlo parte integrante del giudizio nel valutare il cofanetto che Midnight Factory ha dedicato a Cattet e Forzani. Entusiasmo naturalmente per vedere finalmente in Italia opere fondamentali del cinema di genere contemporaneo che da troppi anni sbattevano contro il muro dell’invisibilità, destino comune ad ahinoi troppe pellicole imprescindibili dell’horror odierno (ma Midnight Factory è nata proprio per questo, no?). Vedere finalmente Amer in Italia dopo sette anni sarebbe stato di per sé sufficiente, ma per fortuna la qualità della proposta non si ferma lì.

Un valore non troppo riconosciuto ma che invece è degno di elogio assoluto verso Koch/Midnight è quello di aver puntato sin da subito al formato blu ray, laddove nel mercato tricolore troppo spesso la “riscoperta” di pellicole arrivate da noi in ritardo è stata relegata al solo dvd, oltretutto in edizioni mediocri. Proporre i film della coppia francese in forma eccessivamente compressa sarebbe stato un omicidio soprattutto nei confronti della particolarissima fotografia dei due film. Per fortuna la cura Midnight non ha reso reale il problema e la qualità tecnica di entrambi i dischi è eccelsa: per Amer, aspect ratio 2.35:1 come nei blu ray Olive e Anchor Bay, il prodotto Midnight vince il confronto tecnico presentando un BD-50, laddove i predecessori si fermavano a 25. Per Lacrime di Sangue, i dati sono equivalenti a quelli del blu ray USA, edito da Strand Releasing (ricordiamo che il film è uscito in blu ray solo negli States, in Canada e in Germania). La profondità e nitidezza dei neri, la qualità del dettaglio, la potenza del suono: tutto rende giustizia alla complessità audiovisiva dei film.

Chicca è la doppia copertina amaray, che riporta i poster di entrambi i film, squisita arte passatista.

Spiace soltanto – ma è un dispiacere non senza emorragia – che dei cinque corti pre-Amer, vera bottega di preparazione al lungometraggio e presenti nelle edizioni blu ray UK (tranne uno) e USA, qui ci sia traccia del solo La Fin de Notre Amour (2003, nel disco di Lacrime di Sangue). Il reparto extra di Amer è tutto per Ana, esperimento dell’artista Ouananiche il cui unico pregio è mostrarci cosa sarebbe il film se fosse noiosa video arte anziché dirompente cinema.

Ma anche così il bagliore è innegabile. Senza esitazione, diciamo che Amer/Lacrime di Sangue è finora il giorno più felice nella giovane vita di Midnight Factory. La proposta più importante, il pezzo di storia più lucente. Quindi ora perché non sognare e chiedere di porre fine a un’altra somma ingiustizia del mercato italiano, la totale assenza del cinema della coppia Maury/Bustillo? A partire ovviamente dal loro capolavoro devastante, A L’Interieuril cui remake è pronto per essere visto nel resto del mondo, quando qui da nove anni ancora attendiamo l’originale.

Midnight Factory, se ci sei batti un colpo (di pugnale)!

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  • Lingue Italiano 5.1 DTS-HD Master Audio, Francese 5.1 DTS-HD Master Audio
  • Sottotitoli italiani
  • Durata 90 minuti circa
  • “Ana”, di Ouananiche (30’45”)
  • Trailer (1’03”)

Lacrime di Sangue

  • Lingue Italiano 5.1 DTS-HD Master Audio, Francese 5.1 DTS-HD Master Audio
  • Sottotitoli italiani
  • Durata 101 minuti circa
  • “La Fin de Notre Amour”, di Helene Cattet e Bruno Forzani (9’29”)
  • Trailer (1’24”)

– Booklet con commento critico di Manlio Gomarasca e Davide Pulici, fondatori di Nocturno

Riccardo Nuziale

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