Agadah

0
6.0 Awesome
  • voto 6

Una storia, tante storie

Nel giro di pochi mesi, le sale italiane hanno visto l’uscita di ben due lungometraggi in costume, tratti da grandi classici della letteratura. Lungometraggi, questi, che inevitabilmente hanno sollevato forti aspettative da parte di pubblico e di critica, ma che, in seguito alla visione, per un motivo o per l’altro, non si sono rivelati particolarmente convincenti. Stiamo parlando di Maraviglioso Boccaccio – ovviamente tratto dal Decameron di Giovanni Boccaccio e diretto dai fratelli Taviani – e di Il racconto dei racconti, diretto da Matteo Garrone, ispirato ad alcuni episodi del “Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile e con importanti case di produzione alle spalle. Se a questi due film aggiungiamo l’uscita anche di un terzo prodotto – anch’esso di respiro internazionale, anch’esso tratto da un classico della letteratura, anch’esso, dunque, in costume e con una struttura apparentemente simile ai precedenti – ecco che ci accorgiamo che, a quanto pare, in questo momento, in Italia, si sta diffondendo la tendenza a rispolverare i classici ed a dare, così, loro l’importanza e l’attenzione che meritano. Al di là della resa in sé dei lungometraggi prodotti, si tratta di un’operazione lodevole, indubbiamente. Ed ecco che sull’onda dei due film precedentemente menzionati, vede la luce anche Agadah, diretto da Alberto Rondalli e tratto dal celebre Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki.
Siamo nel maggio del 1734. Alfonso van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo, ha ricevuto l’ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli. Durante il viaggio, nonostante il suo servitore Lopez cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano delle Murgie poiché infestato da spettri e demoni, il giovane Alfonso decide di mettersi ugualmente in cammino. Ed ecco che, nell’arco di dieci giornate, vivendo di volta in volta situazioni a metà tra sogno e realtà, tra reale e fiabesco, il ragazzo compirà una sorta di percorso iniziatico, al termine del quale non avrà mai la certezza se ciò che ha vissuto sia stato, appunto, un sogno o meno.
Per i temi trattati e la struttura che, al di là di quanto inizialmente possa sembrare, di lineare ha ben poco, questo lavoro di Alberto Rondalli risulta di non facile lettura e piuttosto stratificato: se da un lato abbiamo il sogno e la fiaba, dall’altro c’è la storia, così come i fatti si sono svolti (non dimentichiamo che la vicenda è ambientata all’indomani della Battaglia di Bitonto). E la cosa in sé è anche piuttosto interessante. Peccato, però, che, proprio per quanto riguarda la realizzazione, il regista si sia lasciato prendere eccessivamente la mano con repentini cambi di scena e di ambientazione, con un susseguirsi eccessivamente confusionario di personaggi e con un andamento narrativo che, a tratti, avrebbe necessitato anche di qualche attimo di respiro.
Detto questo, particolarmente interessanti e ben riuscite sono proprio le ambientazioni e gli effetti speciali (piuttosto interessante, ad esempio, la realizzazione di alcuni scheletri viventi, per i quali sono stati adoperati dei veri scheletri opportunamente scenografati). Fattori, questi, sempre a rischio, quando si tratta di realizzare un film in costume e non si dispone di un grosso budget. In questo caso, però, notiamo con piacere che il problema è stato brillantemente arginato.
Peccato, dunque, che un lungometraggio come Agadah non sempre sia riuscito a centrare l’obiettivo. Magari, evitando il “troppo” si sarebbe potuto dar vita ad una vera e propria chicca all’interno del panorama italiano contemporaneo. Che dire? Attenderemo fiduciosi nuovi lavori da parte dell’autore. Staremo a vedere, le prossime volte, in che modo riuscirà a stupirci.

Marina Pavido

Leave A Reply

18 − 17 =