A Shot Through The Wall

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Un errore fatale

Mike Tan è un poliziotto cino-americano che lavora a Brooklyn. Un giorno, alla fine di un inseguimento, spaventato da un forte rumore, spara un colpo di pistola che oltrepassando il muro dell’edificio colpisce un innocente afroamericano; a nulla valgono i suoi tentativi di fermare l’emorragia. Nonostante il sindacato cerchi di rassicurarlo e di convincerlo che non è colpa sua, Mike si sente responsabile per quanto accaduto e quando il video dell’incidente inizia ad avere larga diffusione su internet, aumentano i suoi dubbi e le sue paure. Nel frattempo deve anche affrontare il giudizio della sua compagna e della sua famiglia.
Storie come quella raccontata da Aimee Long nella sua opera prima dal titolo A Shot Through The Wall, presentata fuori concorso alla 38esima edizione del Torino Film Festival, toccano un nervo scoperto e sono purtroppo all’ordine del giorno in quanto di scottante attualità. Abusi di potere e morti provocate da esponenti delle forze dell’ordine ai danni di cittadini afro-americani o appartenenti a minoranze etniche su suolo americano (e non solo) hanno riempito e continuano purtroppo a riempire quotidianamente le pagine di cronache e i notiziari televisivi, quel tanto che basta a gettare benzina sul fuoco di una situazione già instabile e ampiamente compromessa. Le tensioni razziali sono sempre più forti e alimentano le fiamme ardenti di un odio diffuso e sempre più esteso, con l’amministrazione Trump che si avvia per fortuna a conclusione che in tal senso non ha fatto altro che rendere ancora più incandescente la situazione e il ricordo che va diritto al decesso di George Perry Floyd.
Ed è in questo contesto che si va a immergere l’odissea umana del protagonista del film della cineasta statunitense di origini asiatiche, un poliziotto che a differenza dei colleghi è parte delle suddette minoranze, quella cinese, e per di più ha al suo fianco una fidanzata afro-americana. Eppure viene accusato di razzismo e riconosciuto colpevole di omicidio colposo di secondo grado, nonostante il suo sia stato chiaramente un incidente. Diventa suo malgrado un capro espiatorio nel momento in cui la gogna mediatica, il giustizialismo a tutti i costi e le tensioni imperanti, s’innescano fino alle estreme conseguenze, quelle che vanno in scena in un epilogo inaspettato, che arriva alla mascella dello spettatore come un gancio da KO.
Le sfumature del dramma individuale e familiare vanno a incastonarsi all’interno di una tragedia sociale su ampia scala, che trova nelle dinamiche del legal-drama la propria veste cinematografica. A Shot Through The Wall si dimostra efficace nel mescolare le suddette componenti, dando forma e sostanza a un film che riflette a suo modo su un tema abusato, ma senza strumentalizzarlo o trattarlo con la sufficienza di chi getta il sasso per poi tirare via la mano. La Long usa la vicenda di Mike per mostrarci le conseguenze di un errore compiuto da un’innocente, scaraventato suo malgrado nell’occhio del ciclone. Apparentemente un copione già scritto e codificato, ma che l’autrice riesce a rendere interessante e coinvolgente grazie agli sviluppi narrativi e al filo di emozioni cangianti che si snoda lungo la timeline, che ha nel dialogo notturno in cucina tra padre e figlio e nel già citato duro epilogo i sussulti più forti.
Per il resto, bravi gli interpreti e altrettanto brava colei che li ha diretti, ossia una regista della quale sentiremo sicuramente parlare in futuro.

Francesco Del Grosso

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