Home In sala Prossimamente Klara e il Sole

Klara e il Sole

98
0
VOTO: 4,5

Un’amica artificiale per un film artificioso

Se da una parte hai un regista Premio Oscar e dall’altra uno scrittore Premio Nobel, con il primo che è chiamato a trasporre un romanzo del secondo, allora è normale aspettarsi qualcosa di straordinario da un incontro altrettanto straordinario Ed è quanto sarebbe dovuto accadere con quello tra Taika Waititi e Kazuo Ishiguro, ma che purtroppo ha portato a un brutto sogno dal quale si fa ancora tanta fatica a svegliarsi. La visione di Klara e il Sole (Klara and the Sun), adattamento cinematografico del bestseller omonimo dello scrittore nippo-britannico, distribuito nelle sale nostrane il 22 ottobre 2026 da Eagle Pictures dopo l’anteprima alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, ha lasciato l’amaro in bocca tipico delle occasioni perse e delle cocenti delusioni.
Visti il potenziale messo a disposizione dalla matrice letteraria e le indubbie capacità di colui che è stato incaricato di dare forma e sostanza audiovisiva alle pagine del romanzo del 2021, era lecito che le aspettative nei confronti dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Waititi fossero elevatissime. Ma lo sceneggiatore, regista, attore e produttore neozelandese, che tante soddisfazioni ha regalato in passato con pellicole come What We Do in the Shadows o Jojo Rabbit, qui sembra avere smarrito la bussola, consegnando al grande schermo un film del quale c’è davvero poco da salvare e quel qualcosa sono le musiche di Michael Giacchino e la fotografia di Mike Berlucchi, non di certo il suo operato.
Klara e il Sole è senza dubbio il punto debole della filmografia di Waititi, il passo falso che speravamo non facesse e che invece si è, suo e nostro malgrado, materializzato. Per chi non avesse avuto modo di confrontarsi con l’ottavo romanzo di Ishiguro, ne consigliamo caldamente la lettura, con la bellezza e il carico di emozioni, il pregevole sviluppo dei personaggi e il coinvolgimento della vicenda narrata, che nell’adattamento si perdono a causa di una riscrittura (dello stesso regista con Dahvi Waller) e di una messa in quadro didascaliche che depotenzializzano la potenza intrinseca e le qualità della materia prima di partenza. Solo la lettura delle pagine della matrice renderà il quadro più chiaro, mettendo in evidenza quelle che sono le mancanze e le debolezze del film. Libro e trasposizione ci teletrasportano in un futuro distopico per raccontare la storia di Klara, un’Amica Artificiale il cui unico desiderio è trovare la casa perfetta. Quando l’androide incontra Josie, le due scoprono fin da subito una forte affinità e, sebbene la ragazza viva un rapporto conflittuale con la madre segnato da un grave lutto, lo stupore innocente e l’incrollabile lealtà di Klara inizieranno a sanare le ferite della famiglia, riportando la luce nel complicato mondo di Josie.
Klara e il Sole ha in sé e nel DNA il gene della favola contemporanea, con Waititi che è un esperto in tal senso. Ma stavolta qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, provocando un cortocircuito che ha letteralmente fuso il sistema centrale, a cominciare dall’impianto narrativo e drammaturgico, rendendolo monotono, banale e privo di qualsivoglia presa sul fruitore, che vede venire meno tanto l’umorismo come punto di rottura che è un elemento distintivo del cinema del regista neozelandese, quanto la profondità filosofica del romanzo di Ishiguro. Entrambi questi aspetti, che potevano essere la chiave di volta dell’operazione come lo sono state, restando a un certo tipo di fantascienza per L’uomo bicentenario di Chris Columbus e A.I. – Intelligenza artificiale di Steven Spielberg, qui si sciolgono come neve al sole, lasciando solo tanta amarezza e delusione, alla quale per forza di cose hanno partecipato in quanto complici anche le interpreti principali Mia Tharia, Jenna Ortega ed Amy Adams.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

14 + dodici =