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Terminus

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VOTO: 8

Quando l’intelligenza artificiale diventa inquietante

In concorso nella sezione Méliès d’Argent per il miglior cortometraggio europeo della 24esima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, all’arguto Terminus di Ashley Butcher è stata assegnata una Menzione Speciale dalla giuria, composta da Francesco Del Grosso, Margherita Ferri e il duo Mariachiara Pernisa-Morgan Menegazzo. Questa la motivazione: “Per aver scardinato la grammatica dell’ostentazione visiva, dimostrando che l’abisso più profondo si spalanca laddove la macchina da presa sceglie di non mostrare. Elevando l’assenza a fulcro linguistico e formale, Terminus affida all’immaginazione dello spettatore il compito politico di dare forma al terrore.”

Terminus, scritto a quattro mani dalla stessa regista e dal protagonista John Finnan, indaga in modo ironico e sottile i pericoli dell’intelligenza artificiale mescolandoli con tematiche di salute mentale ed un pizzico di giallo. John Finnan interpreta brillantemente Gary, un autista di autobus di mezza età che deve fare i conti con i postumi di un trauma cranico e con le difficoltà della vita quotidiana; stressato dalla moglie affinché segua la terapia farmacologica prescrittagli in seguito al trauma, trova una complice inaspettata nel navigatore a comando vocale della sua auto, Maeve, che mostra inaspettatamente segni di autocoscienza diventando però sempre più inquietante.

La sceneggiatura, schematica e lineare, mostra un crescendo del climax progressivo e coinvolgente, raggiungendo nell’acme della tensione narrativa un ribaltamento ironico ed inatteso; mescolando thriller, noir ed un pizzico di fantascienza, Ashley Butcher porta lo spettatore al “capolinea” di Gary, lasciandolo tuttavia ad indagare sulla connessione tra una intelligenza artificiale sempre più evoluta e la capacità dell’uomo di interagirvi mantenendo il controllo sulle proprie azioni. In un mondo sempre più tecnologico, dove ci si affida all’IA finanche per scrivere una lettera, un tema di scuola o una recensione, il pericolo che questa interazione assuma una piega inquietante, come in Terminus, non è da sottovalutare.

Michela Aloisi

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