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Lollipop

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VOTO: 8

Non accettare caramelle (e palloncini) dagli sconosciuti!

La giuria composta da Francesco Del Grosso, da Margherita Ferri e dal duo Mariachiara Pernisa & Morgan Menegazzo ha assegnato il premio Méliès d’Argent per il miglior cortometraggio europeo della 24esima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest a Lollipop di Riyaaz Roy. La motivazione: «Per aver affrontato un tema tanto drammatico e complesso come il trauma infantile con uno sguardo capace di coniugare sensibilità, poesia e forza espressiva. Attraverso uno stile d’animazione originale e una narrazione priva di dialoghi, il film riesce, nello spazio di pochi minuti, a evocare il dolore e le ferite provocati dall’abuso senza mai ricorrere alla rappresentazione esplicita della violenza o alla sua spettacolarizzazione. Un racconto intenso, che affida alla forza delle immagini ciò che le parole non possono esprimere e interroga il confine sottile tra il peso delle ferite subite e la libertà di non infliggerne altre».

Meno spazio per l’animazione all’interno di questa peculiare selezione del Ravenna Nightmare, essendoci un unico corto in concorso con tali prerogative, ma il fatto che questo lavoro abbia poi vinto testimonia innanzitutto quali risultati espressivi si possano ancora raggiungere, ricorrendo con accortezza e passione a simili tecniche.
Animato in 2D, con un tratto decisamente personale per il disegno (l’autore, giovanissimo, è attivo anche come illustratore) e cromatismi impostati così da contribuire anche all’asse diegetico del racconto, Lollipop fa rivivere traumi profondi in una solo apparentemente idilliaca cornice fieristica. Nell’essere circondato in una sorta di luna park da bimbetti scatenati, il venditore di palloncini avverte senz’altro in sé la spinta verso un’insana “coazione a ripetere”, l’impulso cioè ad emulare quelle stesse violenze subite da bambino. Eppure, al contempo, sembrerà trovare la forza per agire diversamente dall’orco che in lui aveva lasciato cicatrici indelebili, messaggio di per sé rincuorante e positivo; tanto da far sì che egli, col proprio esempio, possa offrire un modello di dirittura morale situato ben oltre gli abusi subiti.

Da ciò si può già dedurre un altro aspetto importante, ossia come quei disegni dal tratto infantile e innocente siano in realtà il vettore di un’animazione adulta, matura, che pur con semplicità riesce ad approcciare temi ponderosi a livello sia sociale che esistenziale. E quello studiato mutare dei colori, nel passaggio dal piano presente al dolente e spaventoso flashback infantile del protagonista, cresciuto con addosso tutto il peso di quella brutta esperienza, conferma poi come la forma di Lollipop sia stata pensata da Riyaaz Roy in perfetta simbiosi coi contenuti da lui scandagliati.

Stefano Coccia

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