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Locarno Film Festival 2026: presentazione

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Un’oasi autoriale al riparo dalle aspettative

La 79esima edizione del Locarno Film Festival, ovvero una delle tappe più prestigiose della stagione festivaliera europea, è alle porte. A differenza di Cannes e Venezia — il cui coraggio curatoriale è limitato dalla necessità di includere grandi nomi per compiacere l’ego dei registi, soddisfare le aspettative del pubblico o rispettare obblighi contrattuali — la direzione artistica della kermesse svizzera attinge appieno dal panorama internazionale, proponendo ogni anno una selezione che (per quanto possibile) riunisce tutti gli orizzonti cinematografici sotto un unico tetto inclusivo. È qui che l’anno scorso ha trovato una tregua dalle polemiche Abdellatif Kechiche, che dopo dieci anni ha potuto presentare il capitolo finale della sua trilogia di Mektoub, fresco di distribuzione in Francia, senza venire dilaniato dalla stampa internazionale.
Locarno è quindi, a tutti gli effetti, un rifugio per autori e cineasti emergenti nel senso più puro del termine, ovvero coloro che sono spinti nella creazione dal desiderio di sperimentare ed esprimersi senza scendere a compromessi, e che di conseguenza beneficiano di un’atmosfera protetta al riparo da feroci aspettative e attitudini performative fomentate da tappeti rossi e riflettori. I dati parlano chiaro: l’incremento del 21% dei film inviati per essere presi in considerazione è una diretta conseguenza del successo della scorsa edizione. Nel corso della conferenza stampa, il direttore artistico Giona Nazzaro ci ha infatti tenuto a rivendicare la paternità di due titoli particolarmente fortunati della scorsa stagione cinematografica, che hanno iniziato il loro percorso proprio a Locarno: Blue Heron di Sophy Romvari, per la critica uno dei migliori film del 2025, e Gioia mia di Margherita Spampinato. Quest’anno a richiedere asilo nella selezione supervisionata da Giona Nazzaro è anche Giovanni Tortorici, che presenterà nel contesto del Concorso Internazionale il suo nuovo Ketticè. Molti si aspettavano di ritrovare questo giovane regista palermitano a Venezia, piattaforma di lancio del fortunato Diciannove, ma il posto in Orizzonti che gli è stato probabilmente (e nuovamente) offerto dall’amministrazione di Alberto Barbera risultava forse stretto a chi ha messo in chiaro di possedere un talento consapevole e riconoscibile già con il suo esordio. Prodotto sempre da Luca Guadagnino, ma con un cast completamente rinnovato che include Monica Bellucci, non vediamo l’ora di scoprire la sua opera seconda, che fa un salto temporale indietro di tre anni rispetto alla precedente per raccontare l’adolescenza dal suo punto di vista.
Dopo la totale assenza di rappresentazione italiana a Cannes, risulta particolarmente importante individuare le numerose quote nostrane: tra le prestigiose anteprime di Piazza Grande compare Armony, una storia ambientata a Ostia con protagonista Valerio Mastandrea per la regia di Dario Albertini. Tornando invece al concorso internazionale, Alberi erranti di Salvatore Mereu ci porta in Sardegna, dove seguiremo — per ben tre ore — i destini intrecciati di tre famiglie; nel cast accende particolare curiosità la presenza di Giulia Maenza, rivelazione nel recente Orfeo di Virginio Villoresi. Non sarebbe poi Locarno senza (l’ennesimo) nuovo film di Hong Sangsoo: Nowhere to Lay My Eyes. Il prolifico regista sudcoreano — già presente alla Berlinale nella sezione Panorama — si riunisce per l’occasione alla sua musa e compagna di vita Kim Minhee, per un lungometraggio descritto da Giona stesso come “un capolavoro accostabile a Rohmer”. La domanda sorge spontanea: non sono quasi tutti accostabili a Rohmer, i film di Hong Sangsoo? In ogni caso, noi di Cineclandestino non possiamo far altro che abboccare all’amo ed essere più entusiasti che mai di scoprire le motivazioni dietro queste lodi. Degno di nota anche Brave New Love, la quota scandinava con protagonista Daniel Andersen Lie, e A Margem do Rio di Matheus Farias, pellicola brasiliana diretta dal montatore di L’agente segreto. Non manca poi il cinema di genere fantastico, a partire da Princesa Burro della rinomata coppia Cristobal Leon e Joaquin Cocina, proseguendo con The House on the Moon del singaporiano Nelson Yeo, già vincitore nel 2023 della sezione Cineasti del Presente. Perlomeno dalle prime immagini, questi titoli promettono di non lasciare indifferenti.
Spostandoci fuori concorso, a cavallo di diverse sezioni, troviamo alcuni titoli di Cannes che fanno tappa a Locarno per la loro anteprima svizzera, come All of a Sudden, Paper Tiger, Congo Boy, Viva Carmen, Roma Elastica e Death Has No Master. Ma l’epicentro del festival è Piazza Grande, la piazza adibita a cinema più grande d’Europa: tra le anteprime designate spicca The Invite – Il piacere è tutto nostro, il roboante successo estivo di Olivia Wilde targato A24, che anticipa l’uscita italiana prevista per settembre. Insomma, il solito mix di colpi di fulmine festivalieri e anteprime mirate a coinvolgere nella manifestazione il grande pubblico. Sempre fuori concorso, la sorpresa è stata l’annuncio del nuovo documentario di Albert Serra su Ingrid Caven, attrice e cantante tedesca sposata con Rainer Werner Fassbinder. Infine, ma non per importanza, la competizione secondaria Cineasti del Presente, dedicata agli artisti emergenti che si dimostrano più audaci; una selezione tutta da scoprire che l’anno scorso custodiva proprio Blue Heron, il fiore all’occhiello del festival.
Parlando invece di novità, la 79esima edizione introduce i Corti d’Autore, spazio dedicato ai lavori brevi firmati da autori già affermati. A Locarno, i cortometraggi sono tutti riuniti in diverse sezioni all’interno della macro-categoria Pardi di Domani, dove i Corti d’Autore vanno ad affiancare i pre-esistenti Concorso Internazionale e Concorso Nazionale. Nonostante questa triplice divisione suggerisca un’incoerenza relativa a come vengono percepiti i lavori degli artisti emergenti, impossibilitati a essere definiti autori a causa di un paradosso creato dalle etichette del festival, siamo certamente curiosi di approcciare una selezione ricca di proposte intriganti, tra cui The Wind One Brilliant Day, cortometraggio di Ben Rivers con protagonista Tang Wei (Decision to Leave), e The Bovine Comedy, dal regista thailandese Ratchapoom Boonbunchachoke, vincitore della Semaine de la Critique di Cannes 2025 con il sorprendente A Useful Ghost.
Il Festival di Locarno si svolgerà dal 5 al 15 Agosto 2026. Nel corso dell’evento saranno assegnati premi speciali a Virginie Efira, Isabella Rossellini, Rick Baker e Asia Argento, mentre il Pardo d’Onore andrà a Darren Aronofsky.

Alessio Vinciguerra

Riepilogo recensioni per sezione dalla 79esima edizione del Locarno Film Festival

Concorso Internazionale

Manhunt di Wayne Wapeemukwa

Princesa Burro di Cristobal Leon, Joaquin Cocina

I Rarely Wake Up Dreaming di Isabelle Stever

Piazza Grande

Les Yeux Verts di Fanny Liatard, Jérémy Trouilh

Cineasti del Presente

Los días libres di Lucila Mariani

Histoire(s) du Cinéma

All of a Sudden di Ryūsuke Hamaguchi

Mother! di Darren Aronofsky

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