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Retirement Plan

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VOTO: 8

Una lista di cose da fare

Nella line-up di una kermesse come il Saturnia Film Festival che sin dalla nascita ha dato sempre moltissimo spazio al cinema di animazione sulla breve distanza, portando sui propri schermi opere importanti e pluridecorate provenienti dalle diverse latitudini, non poteva di certo mancare una piccola perla del calibro di Retirement Plan, in cui Ray, un neo-pensionato, cataloga tutte le cose che ha intenzione di fare nel tempo libero ora a sua disposizione.
Il cortometraggio di John Kelly, distribuito per l’Italia da Associak, prima di fare tappa alla nona edizione del festival toscano, dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura, è stato proiettato in decine di festival in tutto il mondo, dove si è aggiudicato numerosi riconoscimenti che gli hanno consentito di guadagnarsi un posto nella cinquina degli Oscar. La mancata vittoria della tanto agognata statuetta, andata per la cronaca a The Girl Who Cried Pearls di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski, non toglie quelli che sono i meriti di un’opera capace con la delicatezza del tocco e la leggerezza del racconto che la contraddistinguono di pizzicare e fare suonare le corde emotive di un numero considerevole di spettatori, sia che abbiano l’età del protagonista, sia che siano molto più giovani. Retirement Plan infatti ha il dono di arrivare a tutti indistintamente, di consegnarsi a chi guarda per mezzo della poesia delle immagini e delle parole. Le prime spettano alla mano di Kelly e ai suoi collaboratori, mentre le secondo sono state affidata alla voce inconfondibile di Domhnall Gleeson, che legge la lista compilata delle cose da fare negli ultimi anni della sua esistenza con il calore e la vulnerabilità con i quali è stato disegnato il protagonista, restituendo alla perfezione tutte le sfumature che derivano dalla gioia e dalla delusione che prova nel parlare degli obiettivi raggiunti e non, delle scoperte e delle mancate conquiste.
Quello firmato da Kelly non è però il primo progetto a esplorare la malinconia della mezza età. Recentemente The Rest of Our Lives di Ben Markovits ad esempio ha saputo ritrarre splendidamente un personaggio in una fase simile della sua vita a quella del Ray di Retirement Plan, intento a mantenere una promessa fatta molti anni prima. Dunque non è nell’originalità del plot e nelle sue dinamiche che vanno cercate le peculiarità e il motivo di esistere del corto, piuttosto nell’approccio alla materia e nel maniera in cui questa viene veicolata, emozioni comprese, attraverso il linguaggio e la punteggiatura animata. Sono le emozioni cangianti che lo short diretto dal regista irlandese, scritto a quattro mani con Tara Lawall, è capace a fare scaturire a permettergli di conquistare ogni tipologia di spettatore. L’animazione bidimensionale “povera” e appena accennata dalle linee tracciate a matita su una palette di colori tenui è immediata, volutamente old style e non visivamente impattante, proprio per arrivare diretta al fruitore. Una tecnica perfettamente in sintonia con la natura di un racconto easy, con un monologo che accompagna una successione di quadri che altro non è che una sorta di “lista dei desiderata” su un foglietto di carta stropicciato, dal quale via via vengono depennate le cose appuntate.
Il risultato è una meditazione esistenziale umoristica ed elegantemente semplice su ciò che si fa (e non si fa) quando una persona entra in una nuova fase della vita. La profondità e la ricchezza di dettagli che Kelly riesce a trasmettere nell’arco dei sette minuti a disposizione è disarmante e trascinante. E lo spettatore non può fare altro che lasciarsi trascinare da esso.

Francesco Del Grosso

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