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Smart Working

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VOTO: 6

Il lavoro, l’amore e il sesso al tempo del Wi-Fi

Dopo la proiezione alla seconda edizione del Milano Film Fest, arriva nei cinema dal 4 giugno 2026 con Vision Distribution, Smart Working, la commedia di Svevo Moltrasio, che affronta tematiche legate al lavoro nella contemporaneità dei nostri giorni, raccontate però in maniera comica e surreale.

Il lavoro da remoto si presenta come una svolta nella vita di Giuliano alias Maccio Capatonda, avendo più tempo da passare in famiglia, e supportando così sua moglie Laura, che ha le fattezze di Sara Lazzaro, durante il periodo della gravidanza in attesa del secondo figlio. Una famiglia perfetta, circondata da amici come Federico e Ilaria, coppia che si mostra affiatata e in totale sinergia, portata in scena da Alessandro Tiberi e Giulia Bolatti. Le dinamiche di Smart Working evidenziano come il lavoro da remoto possa portare anche a delle conseguenze estreme, nel momento in cui Giuliano, mosso da un senso di responsabilità, vedendo che la produttività dell’azienda presso cui è impiegato mostra delle criticità, decide di aiutare Stefano, invitandolo a lavorare a casa con lui. Questi è un collega che si trova in particolare difficoltà, complice il senso di solitudine che lo avvolge, e al quale presta il volto proprio il regista Svevo Moltrasio. La vita familiare di Giuliano sarà sconvolta  e non mancheranno risvolti inaspettati.

Il film evidenzia come in realtà il lavoro in presenza sia necessario a livello sociale, mostrando le difficoltà di Stefano che si sente solo quando privato dei suoi colleghi, e del suo ambiente lavorativo. Tutto ciò fa emergere anche reminiscenze e traumi psicologici, con il periodo del distanziamento sociale obbligatorio durante la pandemia del Covid 19. Lo stesso discorso vale per un loro collega anziano, anche se alle soglie della pensione: la reclusione tra le quattro mura di un appartamento appare una condanna, e così la casa di Giuliano diventa una sorta di succursale d’azienda. Oltre a Stefano infatti si unirà a loro anche Gianni, il tecnico informatico interpretato da Maurizio Nichetti, che si distingue al solito per la sua verve surrealista, La commedia pone l’attenzione anche sul calo del desiderio delle coppie, lasciando intendere fra le righe il bisogno di stravolgere la propria vita coniugale, alla ricerca di una trasgressione che riaccenda l’attrazione e il sesso.

Il film, ambientato a Torino, vede nel personaggio di Stefano un romano che per lavoro si è trasferito al nord e che sarà portatore di molti cliché che contraddistinguono l’indolenza capitolina. Sebbene l’interpretazione del regista stesso risulti simpatica e a tratti molto esilarante, si ha come l’impressione che si reiteri un po’ troppo quelle battute in romanesco che alla fine perdono di originalità. La prima parte, pone l’accento anche sulla ricerca del proprio centro, grazie al personaggio di Sara, insegnate in aspettativa, che coltiva da sempre il sogno di diventare una scrittrice.

La tematica dell’insoddisfazione del proprio lavoro porta Smart Working ad un livello successivo, in cui per realizzare un sogno si è disposti metaforicamente anche a vendere la propria anima. Sara così facendo si dichiara disponibile ad un compromesso, offertole dalla casa editrice gestita da Ilaria e Federico, che potrebbe però ledere i propri principi morali. Il regista romano, che ha firmato anche la sceneggiatura del film, noto sia per lungometraggi indipendenti come Gli ospiti che per aver realizzato la web series Ritals, sulla vita degli italiani a Parigi, apre tante, forse troppe trame e sottotrame, che alla lunga indeboliscono l’impianto narrativo, e di conseguenza anche la parte più esilarante, dando la sensazione di ripetere troppo spesso le stesse gag comiche. L’impressione sostanziale è che pur essendo il risultato godibile nell’insieme, Svevo Moltrasio in Smart Working non gestisca al meglio la comicità: a parte infatti qualche battuta si infiacchisce strada facendo, forse perché fagocitata dall’estrema centralità di Stefano, piuttosto che dalla vena surrealista che poteva emergere di più grazie al nerbo di Maurizio Nichetti e Maccio Capatonda.

Fabrizio Battisti

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