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2073 – Ultima chiamata

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VOTO: 6,5

Uomo avvisato, mezzo salvato

«Uomo avvisato, mezzo salvato» è un proverbio che esorta a prestare attenzione e ad ascoltare i consigli, soprattutto quando si è avvisati di possibili rischi o problemi. In sostanza, la conoscenza e l’attenzione possono ridurre il rischio di situazioni negative. Ed è quanto sembra volerci dire Asif Kapadia con la sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo 2073 – Ultima chiamata circa gli scenari catastrofici a cui la specie umana e il pianeta che la ospita stanno andando incontro. L’opera in questione, in uscita nelle sale con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures dal 16 al 18 giugno 2025 dopo avere chiuso la 28esima edizione del Festival CinemAmbiente e l’anteprima mondiale all’81esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia, guarda al futuro prossimo della Terra con sguardo provocatorio e profetico, lanciando un vero e proprio grido d’allarme. Il film è infatti un monito sul potenziale completo collasso del sistema di protezione dei diritti umani, di cui già oggi siamo parzialmente testimoni: attacchi alle popolazioni civili, repressione degli spazi di libertà individuale e collettiva, autocrazie e tecnocrazie, devastazione dell’ambiente, progressiva perdita di umanità e compassione. In tal senso 2073 mostra dove non possiamo e non dobbiamo arrivare, ma ci dice anche che il presente che stiamo vivendo è l’ultima chiamata per una necessaria presa di coscienza collettiva.
Il tutto avviene attraverso la lente della fantascienza post-apocalittica, con la quale il regista premio Oscar ha portato sullo schermo una vicenda ambientata in una San Francisco del futuro in cui si muove clandestinamente la solitaria Ghost, una tenace custode dei ricordi di un mondo perduto per sempre, sopravvissuta a un “Evento” che lo ha spazzato via. Da quel momento raccoglie rottami che potrebbero tornare utili per lei e per chi, come lei, si nasconde tra le rovine di un centro commerciale abbandonato. Il mondo è controllato da ultraliberisti, dittatori e tecnogeek. Non c’è dissenso, non c’è libertà. Tutti sono monitorati, la gente continua a sparire e la donna ha i giorni contati come ciò che resta del pianeta. A interpretarla la solita, intensa e magnetica Samantha Morton. E chi meglio dell’attrice di Nottingham, avendo già avuto a che fare con cinematografiche visioni futuristiche tanto minacciose quanto poco rassicuranti come quelle di Minority Report o Codice 46, poteva vestire quei panni. E infatti la sua performance è senza dubbio la cosa più convincente che la parte di fiction del docu-film riesce ad offrire. Fiction alla quale il cineasta londinese di origini indiane è tornato a diversi anni di distanza dagli esordi con The Warrior e L’incubo di Joanna Mills (The Return). In 2073 confeziona delle sequenze funzionali che fungono da collante rispetto a quelle documentaristiche. Si tratta di segmenti, scritti con la complicità di Tony Grisoni, che come tasselli di mosaico servono alla scrittura per tenere insieme tutti i tasselli del racconto. Motivo per cui Kapadia aveva bisogno necessariamente di un’interprete di bravura e sostanza per aumentarne lo spesso e il peso specifico sul piano emozionale. Eccolo allora affidarsi alla connazionale, che a sua volta si carica sulle spalle tutte le scene, alzando l’asticella e la temperatura emotiva anche quando queste non funzionano a dovere e si assiste a qualche passaggio a vuoto.
Dove invece l’opera mostra il meglio di sé – e non poteva essere altrimenti – è nella parte dichiaratamente documentaristica, che Kapadia affronta e confeziona con il suo stile inconfondibile e quelle stesse capacità narrative e tecniche che gli hanno permesso di firmare documentari indimenticabili quali Senna, Diego Maradona o Amy. L’autore fa della ricerca, del ritrovamento e dell’utilizzo del prezioso e variegato materiale di repertorio, al quale si vanno ad aggiungere interviste a giornaliste ed esperti, il consueto punto fermo e di forza. Con e attraverso di esso, montato con la solita maestria, costruisce un incubo ad occhi aperti che ci sbatte in faccia molto di più di una premonizione su ciò che accadrà. Questo perché ciò al quale siamo chiamati ad assistere è una catena terrificante di eventi tra disastri, cataclismi, catastrofi e guerre, che non appartengono alla fantascienza, bensì il mondo in cui viviamo.

Francesco Del Grosso

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