7 donne e un mistero

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Commedia con delitto tutta al femminile

E’ Natale e Susanna (Diana Del Bufalo) fa rientro nella grande villa di campagna dove è cresciuta. Qui trova ad attenderla sua madre Margherita (Margherita Buy), sua nonna Rachele (Ornella Vanoni), sua zia Agostina (Sabrina Impacciatore) e la sua sorella minore Caterina (Bendetta Porcaroli). Le tensioni fra di esse non tardano a farsi sentire, si capisce subito che ognuna ha qualcosa da nascondere o ha qualche questione irrisolta con le altre. La nuova cameriera, la bella donna del sud Maria (Luisa Ranieri), è l’unica che sembra essere a suo agio pur circondata da nevrosi e dalle invidie per la sua avvenenza. Su tutto aleggia l’unica presenza maschile della casa, quella del capofamiglia Marcello: a quanto pare affascinante, carismatico e decisamente ingombrante con il suo modo di influire, in un modo o nell’altro, nella vita del cospicuo gruppo di donne. Quando viene trovato il cadavere dell’uomo, accoltellato alla schiena nella sua stanza, scoppia il panico. Chiamare la polizia è impossibile, visto che i fili del telefono sono stati tagliati, come lo è fuggire in auto, poiché il motore è stato sabotato. Altrettanto impraticabile è lasciare la villa a piedi, vista la forte tormenta che la sta investendo. L’unica soluzione è rimanere all’interno e cercare di passare il Natale senza diventare le prossime vittime dell’assassino. A complicare questa situazione che precipita ogni minuto che passa, fatta di sospetti e accuse reciproche, c’è l’arrivo di una femme fatale, Veronica (Micaela Ramazzotti), ex fiamma di Marcello (o attuale amante?) attirata da una misteriosa telefonata che la informava del delitto. Risolvere l’enigma è una faccenda difficile e, indubbiamente, si prospetta una Vigilia davvero fuori del comune, mentre i segreti delle sette protagoniste cominciano ad emergere uno ad uno, portando alla luce un malessere diffuso e velenoso.
Alessandro Genovesi firma questo remake tutto italiano del francese 8 donne e un mistero di François Ozon (uscito nel 2002 e già a sua volta ispirato al lavoro teatrale Huit femmes di Robert Thomas del 1958), cercando di limare i tratti più oscuri e grotteschi dell’originale. Se leggendo quei titoli vi sembra che i numeri non tornino, è perché si è deciso di fare a meno di uno dei personaggi: la governante Madame Chanel e la cameriera Louise sono infatti confluite nell’unica figura della napoletana Maria. L’affiatamento del numeroso cast c’è e si vede ma, come spesso capita nei film corali, qualcuno degli attori spicca più degli altri. Qui è il caso di Margherita Buy che, con la sua indubitabile bravura, coinvolge gli spettatori anche quando la storia sembra soffrire di momenti meno brillanti, soprattutto nella seconda parte. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Genovesi e da Lisa Nur Sultan, sceglie di spostare i fatti dagli anni ‘50 agli anni ‘30 del secolo scorso, dunque un plauso particolare va rivolto alla scenografia e ai costumi, davvero curatissimi, che immergono efficacemente lo spettatore nell’affascinante atmosfera di un decennio dai contorni estetici così ricercati. Certamente si ride, certamente si apprezza l’inedita presenza sullo stesso set di molte fra le attrici più note del panorama cinematografico nostrano. E certamente, rispetto alla versione di Ozon, si percepisce la minore cattiveria con cui queste scelgono di combattersi. Probabilmente a un ventennio di distanza, visto anche l’attuale clima culturale forse fin troppo sensibile su certe tematiche, non si è voluto mostrare il mondo femminile con toni che potevano apparire eccessivamente negativi. Questa intenzione però si fa maldestramente scoperta quando, dopo un epilogo in linea con i predecessori, assistiamo ad una scena finale che invece è presente solo in questa versione. Senza rivelare nulla ai lettori, possiamo solo dire che si tratta di alcuni dialoghi che sembrano voler predicare un femminismo spiccio, banalizzando concetti altrimenti importanti e che, fra l’altro, hanno luogo in un una situazione che pecca di un grosso buco nella narrazione. Una incongruenza che Genovesi, interpellato in merito durante la conferenza stampa per la presentazione della pellicola, ammette esserci.
Si tratta comunque di un film che, pur non privo di difetti, è tutto sommato gradevole e ben recitato, sa essere divertente ed è certamente meno banale e scontato di tanti altri, soprattutto per quello che di solito ci viene proposto per il periodo delle Feste.

Massimo Brigandì

Leave A Reply

undici − 11 =