L’abbiamo fatta grossa

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Il casuale colpo degli insoliti noti

Che il cinema di Carlo Verdone si sia da tempo ripiegato su una dimensione para-televisiva contrassegnata da una “rassicurante” medietà è ormai un dato di fatto. Il ricordo di opere traboccanti sana cattiveria e amarezza (Compagni di scuola, 1988) o addirittura votati ad un percorso di ricerca stilistica derivativo ma intelligentemente rielaborato (ad esempio, non l’unico, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, 1992), va ormai scolorendo nei meandri della memoria cinefila. Ora il nostro preferisce la sicurezza di prodotti senza infamia né lode, sovente affiancato da una valida spalla in modo da sfornare insieme il meglio – anche se su questo assunto ci sarebbe parecchio da discutere… – dei rispettivi repertori.
Questo è il caso della sua ultima fatica registica, L’abbiamo fatto grossa, scritto – assieme ai fidi Pasquale Plastino e Massimo Gaudioso – diretto ed interpretato da Carlo Verdone con Antonio Albanese al suo fianco davanti alla macchina da presa. Pochissimo funziona però, in questa sua ultimo lavoro. Persino l’alchimia tra i due protagonisti, in teoria il punto di forza del film, ingrana molto a fasi alterne. Entrambi ripropongono infatti i loro, ormai abusati, cliché, guardandosi bene dal proporre qualcosa di nuovo o diverso. Per nulla supportati, nello specifico, da una sceneggiatura che utilizza, come motore narrativo, una trama pseudo-gialla tanto esile da suonare da subito solo pretestuosa. Tutto ruota attorno ad una serie di equivoci e ad una valigetta colma di denaro casualmente trafugata dai nostri (anti)eroi, entrambi in condizioni economiche a dir poco precarie. Ecco, l’unico, minimo sforzo compiuto dagli autori sembra essere stato quello di fornire di un background credibile i due personaggi di nome Arturo Merlino (Verdone), ex carabiniere e detective privato male in arnese, e Yuri Pelagatti (Albanese), attore teatrale con problemi psicologici e moglie separata con prole da mantenere. Due profili, insomma, perfettamente corrispondenti a quest’Italia tuttora immersa in una crisi economica da cui chissà se riuscirà mai ad uscire. Ciò premesso, il cosiddetto divertimento si limita ad una serie di situazioni – in altri tempi li avremmo definiti sketch – che scaturiscono dalla differenza di caratteristiche dei due personaggi. Davvero assai poco su cui costruire un intero lungometraggio dalla durata peraltro nemmeno brevissima (poco meno di due ore), che spesso dà l’impressione di essere volutamente tirato per le lunghe quasi per dovere di “contratto”.
Se a tutto questo aggiungiamo poi un twist finale – ovviamente da non svelare – che suona troppo come tirata qualunquista buttata lì a casaccio verso la classe dirigente tricolore, ecco che il giudizio non può che volgere al negativo, soprattutto pensando a cosa si sarebbe potuto ottenere da un sodalizio artistico come quello composto dalla neo-coppia comica. Una commedia dell’assurdo sugli assurdi tempi che viviamo? Un ritratto colmo di amara ironia su quel famoso ceto sociale capace di tirare a campare poco prima della fatidica soglia di povertà? Purtroppo nulla di tutto ciò. Solo un banale filmetto girato per accontentare in qualche modo la cerchia dei fan del duo, nonché il numero dei fedelissimi verdoniani ancora in attesa che il buon Carlo fornisca loro un qualche guizzo artistico in ricordo dei tempi perduti. Attesa che, temiamo fortemente dopo i suoi ultimi lavori, pare destinata a protrarsi ancora per parecchio tempo. Con un titolo – L’abbiamo fatta grossa, per l’appunto – che può suonare alternativamente come brutto doppio senso oppure ironico contrappasso sulla statura di un lungometraggio invero del tutto trascurabile.

Daniele De Angelis

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