Une dernière fois

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5.0 Awesome
  • voto 5

Porno mainstream femminista

Il cinema definito mainstream e il cinema hard core sin dalle origini hanno viaggiato su binari paralleli, essendo uno dei due un genere tutt’ora “proibito”, e fino a una quarantina d’anni fa clandestino. Per un certo periodo, etichettata come Golden Age of Porn, la pornografia cinematografia ha cercato di elevarsi ad opera cinematografica, per non essere considerata un semplice prodotto di consumo usa e getta. In quel lasso di tempo di circa 15 anni (1969-1984) alcune pellicole hard, definite anche porno chic, cercarono di strutturare trame più accurate, sviluppando tematiche più profonde. Il perno della vicenda rimanevano sempre le scene porno, declinate a secondo dei differenti gusti sessuali, ma intorno c’era la tessitura di una trama convincente. Anche il cinema mainstream ha cercato di contaminarsi con l’hard core, inserendo scene di sesso che potessero dar maggior credibilità alla trama proposta. In questo secondo caso l’innesto si è quasi sempre rivelato fallimentare, perché l’aspetto pornografico non aggiungeva nulla di veramente utile alla veridicità della trama, se non un tocco di trasgressione (a volte inserendo solo una breve scena pornografica). In tale discorso la Francia ha costantemente portato avanti questo tipo di approccio, utilizzandolo per raccontare storie Hard che hanno come focus vicende femminili. Basterebbe pensare a Romance (1999) di Catherine Breillat oppure a Baise Moi – Scopami (Baise Moi, 2000) di Coralie Trinh e Virginie Despentes. Ma senza dimenticare lo scandaloso e premiato La vita di Adele (La vie d’Adèle: Chapitres 1 & 2, 2013) di Abdellatif Kechiche, duro nel mostrare le scene di sesso omosessuale, ma non definibile totalmente porno. Su questa scia ecco aggiungersi Une dernière fois (2020) di Olympe de G. e con protagonista Brigitte Lahaie.

Presentato fuori concorso al 38º Torino Film Festival, Une dernière fois nelle premessa faceva ben sperare, non solo per la tematica trattata, ovvero il bisogno di sesso nella terza età, ma anche per l’attrice protagonista prescelta. Brigitte Lahaie (1955) è stata una delle prime attrici pornografiche del continente europeo, divenendo rapidamente un mito, anche se la sua carriera hard è durata pochissimo (1976-1980). Utilizzare la Lahaie per incarnare l’anziana Salomè (di 69 anni) che prima di morire (suicidio assistito) vorrebbe fare l’amore per l’ultima volta, significava avvicinare la finzione filmica alla realtà della vita. La Lahaie, che durante la produzione aveva 64 anni, si concede anima e corpo (che non disdegna di mostrare completamente nudo) al personaggio, donandogli umanità e un vero passato, sebbene solo cinematografico. Comunque, la Lahaie non partecipa a vere scene porno, se si esclude un accenno di cunnilingus verso la fine. La regista del film, Olympe de G. è una regista porno che, sin dagli esordi, ha voluto realizzare pellicole hard core con forti accenti femministi, perché non bisogna dimenticare che le pellicole pornografiche, tranne rarissime eccezioni, sono prodotti creati prettamente per il sollazzo maschile, finanche molte pellicole di tema lesbico. Con Une dernière fois, girato in video come se fosse un finto ritratto testamentario su una esistente donna anziana che vuole l’ultimo piacere, dopo un inizio promettente, naufraga nel velleitario e nel cattivo vezzo autoriale. Dichiarazione ad effetto per erudire i bassi istinti, e riprese video a mano che sono troppo artefatte per dare candore veritiero alla storia. In Une dernière fois ci sono solo tre scene veramente hard core, ma per quanto passionali, ci si domanda quanto utili, come ad esempio il Close Up dello squirting della giovane Sandra, alter ego della regista. Solo nella sequenza finale, auto-rievocazione di Salomè del suo passato, riprese video e profondità di discorsi hanno vera spontaneità.

Roberto Baldassarre

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