Un giorno devi andare

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9.0 Awesome
  • voto 9

Un viaggio nell’animo umano

Quando si tratta del cinema di Giorgio Diritti, sappiamo già che avremo molto a che fare con l’animo umano. Il cineasta bolognese, nei suoi film, cerca sempre di trattare molto l’animo e la psicologia dell’uomo; cercando di scavare al suo interno consentendo di carpirne i segreti, i dolori, le gioie, i sogni. Un giorno devi andare è il terzo lungometraggio di Diritti, e forse è anche il più bello. Augusta (Jasmine Trinca) è una giovane donna partita per l’Amazzonia, lasciandosi alle spalle il lutto di un figlio nato morto e un matrimonio fallito. Nel tentativo di lasciarsi il dolore alle spalle, Augusta proverà ad aiutare le primitive comunità della regione portando aiuto e sostegno a chi ne ha più bisogno, coadiuvata e guidata spiritualmente da Suor Franca (Pia Engleberth). Questo ad Augusta non basterà, portandola alla decisione di lasciare la suora per intraprendere un viaggio in solitaria che la condurrà nei meandri della favela di Manaus, capitale del Rio Negro. Lì, la giovane donna, troverà ospitalità in una famiglia del posto e inizierà a vivere nella stessa povertà delle popolazioni del posto, riuscendo anche a rimediare un lavoro per guadagnare qualcosa. Augusta passerà molto tempo insieme agli abitanti della favela, cercando di lasciarsi alle spalle il passato e provando a rinascere. In Italia, la madre Anna (Anne Alvaro), costantemente preoccupata per lei, si occupa della nonna malata e cerca di comunicare con la figlia la quale non risponde mai ai messaggi. Il dolore del passato è troppo forte per Augusta tanto da volersi lasciare alle spalle anche gli affetti del passato. A causa di un grave lutto che avverrà nella favela, Augusta decide di lasciare Manaus per ritirarsi in una solitaria spiaggia affacciata sull’Oceano Pacifico, lontana da tutti e immersa nei suoni della natura. La giovane donna invierà in Italia una ragazza madre del posto che ha perso il figlio, permettendo così a sua madre Anna, di occuparsi di qualcuno che sappia che la figlia sta bene e che abbia avuto contatti con lei. Augusta passa giorni interi sulla spiaggia, interrogandosi sul motivo di ciò che le è successo, chiedendosi perché proprio a lei. Un barlume di speranza Augusta lo trova in un bambino di passaggio con il quale inizia a giocare, ma la gioia viene bruscamente interrotta quando dovrà salutarlo affinché faccia ritorno dalla famiglia. Il film si chiude con una spettacolare ripresa panoramica di Augusta seduta da sola sulla spiaggia, mentre partono i titoli di coda, lasciando lo spettatore pieno di domande; su tutte: che cosa ne sarà di lei? Morirà? Tornerà indietro? Solo Giorgio Diritti sa la risposta.
Il film è meraviglioso, Giorgio Diritti dirige una Jasmine Trinca trentaduenne – e strepitosa nel ruolo assegnatole – facendole compiere questo viaggio tra la foresta amazzonica, il Rio delle amazzoni, la favela di Manaus, il Rio Negro e infine l’Oceano Pacifico. Un susseguirsi di posti meravigliosi con riprese effettuate direttamente sul posto con una troupe di piccola entità e qualche supporto per le riprese panoramiche. Jasmine è, a tutti gli effetti, l’unica vera attrice del film. Molte delle comparse presenti nella pellicola, sono veri abitanti del posto che si sono offerti di partecipare alle riprese. Una sceneggiatura scritta con l’obiettivo ben impostato davanti che coglie ogni aspetto della vita di un missionario. Diritti stesso, ammette di aver scelto di prendere una storia vera, raccontatagli da un frate missionario, e di riadattarla ponendo una donna al posto del frate. Scelta vincente! Dovuta anche all’interpretazione della Trinca che conferma di essere una delle migliori attrici del panorama cinematografico italiano. Un giorno devi andare è un viaggio nel dramma, nei dolori, nei sentimenti e nelle emozioni più profonde che toccheranno molto lo spettatore, lasciandolo, al termine della proiezione, con qualche lacrima da versare interrogandosi sul futuro di Augusta, divenuta via via nel corso del film, una sorta di eroina per la quale urlare a squarciagola la frase “NON MOLLARE“!
Il film è stato presentato al Sundance Film Festival del 2013 nella sezione “World Cinema Dramatic”, ottenendo molti applausi e lasciando qualche spettatore commosso ed emozionato in sala.

Stefano Berardo

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