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Tutta vita

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VOTO: 7

Musica per le orecchie e gli occhi

Il sodalizio, l’alchimia e la complicità nella vita e nell’Arte tra Stefano Bollani e Valentina Cenni ha regalato e sta regalando tantissimo, come ad esempio il bellissimo salotto musicale e presidio poetico di Via dei Matti n. 0, un programma che intreccia racconto e note nella prima serata di Rai Tre, che il pubblico ha imparato ad aspettare e ad amare, in cui la coppia omaggia i grandi e il valore della divulgazione. Dallo stesso sodalizio sono nati recentemente altri due interessanti progetti: il documentario Tutta vita diretto dalla Cenni, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 e al 17° Bif&st prima di un tour nelle sale nell’aprile del 2026, e il disco Tutta Vita Live, un album registrato dal vivo durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, che rappresenta il momento culminante del racconto cinematografico. Si tratta di operazioni complementari che si alimentano a vicenda, con il disco che non è però la colonna sonora del documentario perché la musica del live infatti inizia dove il film si ferma, proseguendo quell’esperienza di creazione collettiva.
Detto questo, la nostra attenzione si va a focalizzare per forza di cose sul documentario, con questo che racconta un’esperienza rara: una settimana di residenza artistica a Palazzo Lantieri, a Gorizia, dove alcuni tra i più importanti musicisti jazz italiani si ritrovano lontano dai palchi e dalle tournée per condividere tempo, momenti di convivialità, ascolto e improvvisazione. Con Stefano Bollani si riuniscono Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto, insieme ai giovani talenti Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni. Giorni e notti di prove, dialoghi, intuizioni, giochi e momenti di vita comune conducono verso un concerto irripetibile, mentre la cinepresa osserva da vicino la nascita della musica. A filmare il processo creativo nella sua forma più libera, dove regna l’improvvisazione come ascolto, come relazione, come gesto collettivo, una cinepresa che si fa “invisibile” e discreta, interagendo con i protagonisti solo per raccogliere brevi testimonianze.
La Cenni, con la complicità in fase di ripresa di Luca Bigazzi, trova sempre la giusta distanza e su questa costruisce l’architettura di un documentario che racconta la musica in una maniera particolare, mescolando senza soluzione di continuità osservazione, talking heads e backstage. La dimensione corale si alterna a quella più intima, in un equilibrio armonioso reso possibile dal lavoro di montaggio di Stefano Mariotti, che lascia emergere il ritmo naturale dell’incontro e della creazione. La mente torna per assonanze a Jazz on a Summer’s Day di Bert Stern, nel quale veniva catturare l’atmosfera e gli umori del Newport Folk Festival, oppure al più recente Blur: To The End, il docufilm di Toby L. dedicato alla celebre reunion della grande band degli anni Novanta. Il risultato è un’esperienza audiovisiva avvolgente che è musica tanto per le orecchie quanto per gli occhi. Motivo per cui si consiglia la fruizione di Tutta vita in una sala che può permettere allo spettatore di turno di goderne a pieno

Francesco Del Grosso

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