Turbo Kid

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7.0 Awesome
  • voto 7,5

Un futuro a prova di BMX!

Esploso con fragore neanche fosse un petardo lanciato da tre giovani teppisti, Turbo Kid è finora una delle sorprese più positive del Trieste Science + Fiction 2015, quantomeno sul fronte dell’intrattenimento.
Ma chi sarebbero poi i teppistelli in questione? Tutti e tre molto giovani, Anouk Whissell, François Simard e Yoann-Karl Whissell hanno dato vita tempo fa agli RKSS, collettivo cinematografico la cui sigla sta per Road Kill Super Stars. Seguendo perlopiù tracce di genere, questi indomiti film-makers attivi in Canada hanno realizzato oltre 20 cortometraggi, tra i quali spicca, per l’appunto, T is for Turbo: pare che in questo corto fossero già abbozzati i personaggi e le atmosfere, che avrebbero poi fatto parte del loro lungometraggio d’esordio.

Veniamo pertanto a definire il mood di questo vivace e scoppiettante debutto, ossia Turbo Kid. Siamo nell’ambito del post-apocalittico, affrontato però con un tono decisamente scanzonato ed enfatizzando iperbolici combattimenti che, nei loro grandguignoleschi eccessi, oscillano tra l’estetica di una serie tokusatsu giapponese e quella di molti fumetti underground.
Le atmosfere rimandano nostalgicamente al cinema di cassetta realizzato negli USA durante gli anni’80. Ogni elemento deve infatti suggerire quel periodo, dalla colonna sonora agli oggetti sopravvissuti in un pianeta, il nostro, devastato dalle piogge acide. Troppo buffo, ad esempio, è vedere gli inseguimenti che coinvolgono il ragazzino protagonista e i suoi cattivissimi avversari: sia l’uno che gli altri attraversano lande degradate a cavalcioni di una BMX o di altri veicoli simili, assicurando così un timbro adolescenziale persino agli scontri più efferati!
Ma sono le musiche, in cui tastiere e sintetizzatori la fanno da padroni, ad inchiodare in maniera ancora più decisa il film a un decennio che tende, specie per le sue suggestioni cinematografiche decisamente pop, ad essere spesso e volentieri rimpianto, fino alle parafrasi e alle riproposizioni di rito.

Il plot in sé si presenta quasi come un sunto antologico del cinema fantastico di una volta. Ne è protagonista “Il Kid”, ragazzino rimasto orfano dopo il massacro della sua famiglia, che si aggira piuttosto spavaldamente nella “terra desolata”, raccogliendo oggetti di vario tipo per ottenere in cambio acqua… e fumetti!
I suoi incontri, sia positivi che negativi, sembrano aprire ognuno una finestra su diversi territori dell’immaginario cinematografico. C’è una ragazzina simpatica, graziosa e un po’ svampita i cui comportamenti fanno sospettare, sin dall’inizio, un’origine non umana. C’è un eroe molto virile da prendere a modello, dal look a metà strada tra un vecchio cowboy (le parafrasi western ogni tanto fanno capolino nel racconto) e Indiana Jones. E infine c’è Zeus (fantastico qui Michael Ironside, vera icona degli Eighties), il cattivissimo di turno che con la sua gang di pazzi assassini ha un “modus operandi” talmente barbarico, da ricordare (con qualche soluzione in più di natura splatter demenziale) le scorribande operate nella saga di Mad Max da certi gruppi di uomini armati, spietati e selvaggi.
Possiamo confermarvi che il risultato, rimescolati con forza gli ingredienti del cocktail, è un’avventura forse un po’ infantile ma raccontata con brio, in cui le divertenti coreografie degli scontri si fanno apprezzare tanto quanto le folate di amarcord anni ’80

Stefano Coccia

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