Trafficante di virus

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Accadde oggi

Soltanto pochi anni fa, la virologa Ilaria Capua ha deciso di rendere note a ogni casa farmaceutica importanti informazioni riguardanti lo sviluppo di un vaccino, al fine di scongiurare la pandemia da aviaria. Questa sua scelta, tuttavia, le ha causato numerosi problemi con la giustizia. Da queste sue vicende, ad ogni modo, è nato un libro da lei stessa scritto – “Io, trafficante di virus” – a cui si è ispirato, appunto, il lungometraggio Trafficante di virus, ultima fatica della regista e documentarista Costanza Quatriglio.

La storia messa in scena, dunque, è quella della giovane e brillante virologa Irene (impersonata da Anna Foglietta), la quale, al fine di fermare l’epidemia di aviaria, è disposta a mettersi contro tutto e tutti. Persino contro i suoi superiori. Al suo fianco, suo marito, la sua figlioletta e la sua squadra di collaboratori, sempre pronti a supportarla nei momenti più difficili.
La storia di Irene si rifà a qualcosa accaduto soltanto pochi anni fa, ma che potrebbe accadere oggi, come domani. Una storia quasi “universale”, che mette in luce meccanismi sconosciuti ai più, magheggi e interessi personali da parte di “potenti” a scapito del benessere e della sicurezza della popolazione stessa. Trafficante di virus tratta numerose questioni senza mai rivelarsi banale o scadere nel già detto e nel già visto. La difficoltà a far sentire la propria voce, lo scetticismo da parte delle istituzioni, processi giudiziari che vanno avanti per anni, il ruolo e il grande potere mediatico della stampa, che, spesso, purtroppo altro non fa che alimentare e diffondere false verità in cambio di visibilità (interessante, a tal proposito, la performance dell’ottimo Paolo Calabresi nel ruolo di un reporter d’assalto, qui ben lontano dai ruoli comici con cui per anni ci ha divertito e intrattenuto) giocano in questo importante lungometraggio di Costanza Quatriglio un ruolo a dir poco centrale. Proprio come la questione riguardante la condizione delle donne nel mondo del lavoro. Tanti pezzi del puzzle, che, tutti insieme, vanno a comporre un enorme affresco “dipinto” da una macchina da presa che si concentra quasi esclusivamente sul volto, sulle emozioni e sul mondo della sua carismatica protagonista.
La regista, dal canto suo, ha optato per un approccio e per una messa in scena che si rifanno molto al cinema statunitense e che, dunque, conferiscono al suo Trafficante di virus un carattere decisamente internazionale. Il risultato finale è un lungometraggio che ben si distingue dalla gran parte di pellicole nostrane che tanto vorrebbero “fare la differenza”, ma che poi, inevitabilmente, finiscono per somigliare in tutto e per tutto a una fiction televisiva. La lunga esperienza nell’ambito del cinema documentario ha conferito a Costanza Quatriglio un tocco del tutto personale, che si è rivelato perfettamente adatto anche quando si tratta di mettere in scena un lungometraggio di finzione. Siamo d’accordo: nulla a che vedere con il bellissimo Terramatta (2012), giusto per fare un esempio. Eppure il presente lungometraggio si lascia guardare con piacere, rivelandosi onesto e ben bilanciato, oltre a essere, ovviamente, estremamente attuale.

Marina Pavido

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