Thou Shalt Not Kill

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Cristian’s Anatomy

Il quadro che emerge da tanto cinema rumeno degli ultimi anni, nell’ambito di una cinematografia di successo nei festival internazionali, è quello di un paese ancora alle prese con il passato sotto il dominio di Ceaușescu, un passato con cui la società rumena ancora non ha fatto pienamente i conti, ma anche verso il quale c’è chi invoca la rimozione, in modo da poter andare avanti. Sembra orientato in questo senso, per esempio, il film Roxanne di Valentin Hotea, storia di un uomo che apprende segreti sulla sua vita accedendo al dossier su di lui negli archivi della Stasi, ma decide di non proseguire nell’indagine per dare un taglio col passato. Nel film Un padre, una figlia di Cristian Mungiu, emerge la stagnazione del paese e la disillusione della generazione che ha fatto la rivoluzione e si è trovata con un risultato gattopardesco.

Thou Shalt Not Kill, presentato al festival Sguardi Altrove 2019, si iscrive perfettamente in questo clima depressivo del paese, come dipinto da tanti film del nuovo corso dei cineasti rumeni. Si tratta dell’opera dei registi Gabi Virginia Sarga e Cătălin Rotaru, all’esordio nel lungometraggio e già autori del corto 4:15 P.M. The End Of The World, presentato con successo al Festival di Cannes 2016. Thou Shalt Not Kill comincia con la classica scritta che avvisa che la storia cui staremo per assistere è ispirata a fatti realmente accaduti. Si tratta di un caso di malasanità legato a una serie di decessi negli ospedali causati da partite di biocidi, sostanze usate nei disinfettanti per le operazioni chirurgiche, avariate. Il protagonista del film, Cristian, è un giovane chirurgo che lavora in un ospedale di Bucarest e si mette a indagare su una serie di morti sospette, perché avvenute dopo operazioni che apparentemente avevano avuto successo. Viene anche malmenato dal padre di un bambino morto dopo essere passato sotto i suoi ferri. Scopre così che l’inefficacia dei biocidi ha portato a infezioni letali. Cristian intraprende così una propria battaglia che si rivela la classica lotta contro i mulini a vento. Espulso dall’autorità ospedaliera, emarginato da colleghi e amici, e pure lasciato dalla moglie, che lavora anche lei nello stesso ospedale, per cui deve andare a vivere da solo, decide infine di intraprendere la strada giudiziaria scontrandosi però con un’assurda burocrazia.

I registi dipingono un quadro di cinismo della classe medica, di sprezzo per il paziente e per la propria deontologia da giuramento di Ippocrate. Rimane mirabile la battuta detta durante una riunione dello staff medico dell’ospedale: «Hai dimenticato qualcosa dentro?». Thou Shalt Not Kill sembra una versione normalizzata di The Kingdom di Lars von Trier. Gabi Virginia Sarga e Cătălin Rotaru imprimono al film un ritmo che diventa sempre più lento nella parte finale, mentre fino a quel momento il film funzionava con il meccanismo narrativo della detection. Alcune scene sono lunghissime, come la salita di Cristian delle scale del palazzo di giustizia, o il momento in cui si lava le mani e picchia contro il rubinetto in segno di rabbia. Spesso i registi seguono il protagonista con macchina a mano mentre cammina oppure mentre va in automobile, ancora per lunghe sequenze. La lunghezza accentua il senso di impotenza dell’individuo schiacciato dal potere delle autorità, contro cui non si può opporre, il lungo trascinarsi verso l’inevitabile resa.
Cristian è un rivoluzionario, che viene anche definito, ironicamente dai colleghi, come un Che Guevara. La parola rivoluzione viene usata spesso, in senso ironico nei dialoghi, per dire che in Romania, nessuno vuole più una rivoluzione. In un paese che ricorda la terribile vicenda dei bambini infettati dall’AIDS, durante l’era Ceaușescu, questa storia ci riporta a quel gattopardismo di cui sopra, alla disillusione ormai assodata per i fatti del 1989 e per le promesse mancate del nuovo corso del paese.

Giampiero Raganelli

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