Jawline

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7.0 Awesome
  • voto 7

Rapacità

«Tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te un divo da hit parade», cantava Edoardo Bennato nella canzone “Il gatto e la volpe”, satira del mondo degli impresari discografici. Oggi il divo da hit parade dovrebbe essere sostituito con la dicitura “social media star”, come si evince dal documentario Jawline di Liza Mandelup, presentato al festival Sguardi Altrove 2019, nel concorso Nuovi Sguardi, dopo essere stato presentato, non senza riconoscimenti, ai festival importanti come lo Sheffield International Documentary Festival e il Sundance Film Festival. Il film segue vari personaggi coinvolti nella carriera di divo dei social, ragazzi che inseguono il successo, cantando o facendo non importa cosa, basta essere fotogenici, e uno degli impresari specializzati nel settore della stessa età dei suoi clienti. In particolare il film si concentra su Austyn, un ragazzo che vive nella provincia estrema del Tennessee, che ha postato dei suoi video su vari social, che hanno avuto successo, creando una nutrita cerchia di follower. Il ragazzo vorrebbe scappare da quella vita, pur in una zona residenziale, vicina a spazi di natura dove anche si può fare il bagno in ruscelli, per trasferirsi nei centri nevralgici come Los Angeles, dove c’è il fulcro della bella gente e si possono creare contatti. Anche per lui il sogno è quello di accumulare una gran quantità di denaro che però, nel suo ingenuo idealismo, userebbe per salvare la natura e il mondo.

Jawline registra questo mondo senza uno sguardo morale o moralistico, lasciando il giudizio allo spettatore. Quello che emerge è da un lato il vuoto, lo zero assoluto, il clima di avidità e rapacità che il mondo dei social rappresenta, come una nuova corsa all’oro, laddove i grammi del prezioso metallo sono sostituiti dal numero di follower con relativa monetizzazione. Ma nel film emergono non poche contraddizioni di questo mondo virtuale che non può cancellare il mondo reale, di cui al contrario ne ha bisogno e di cui si alimenta. Un mondo in cui si fanno regali virtuali ma pagandoli con soldi veri. Ed è importante per le social star dare degli appuntamenti in luoghi fisici, comunicare la propria presenza in modo da radunare le masse di fan. In uno di questi incontri, in un grande centro commerciale, le videocamere di Liza Mandelup, registrano in realtà non una grande folla. Ma a nessuno importa in questa società dello spettacolo 2.0, governata dalle sue regole precise, dove non importa quello che si fa, una canzoncina tuttalpiù, quanto come si è truccati e fotografati dagli spin doctor. L’insuccesso si misura nella perdita di follower. Si possono avere emorragie in tal senso se si perde il ritmo dei post, allora diventa sempre più difficile ricominciare da capo, tornare sulla cresta dell’onda.
La fuga nel mondo virtuale è anche fornita dalle istituzioni. Uno dei ragazzi intervistati spiega di essersi iscritto a una scuola online, avendo abbandonato quella reale per via del bullismo. Quando Austyn parla del suo anelito verso Los Angeles vediamo un’immagine di un McDonald’s a rappresentare quella che per lui è la depressione del suo luogo di vita, che altrimenti è fatto di amache, vita in natura, gatti che giocano, bagni nei torrenti. Si tratta di un simbolo dell’omologazione, quello della catena di fast food, ormai obsoleto, che ha perso il suo appeal verso le nuove generazioni cedendo il passo ai colossi di internet. Ed è curioso che il ritratto della nuova generazione che emerge da Jawline sia molto diverso da quello di Larry Clark o Harmony Korine, dal mondo degli spring breaker. I teenager sembrano asessuati, insipidi,tutto il loro interesse è virato all’etereo, quello che cercano le fan è la carineria dei loro divi social, almeno in quello che ci mostra il film di Liza Mandelup. E la regista riesce a trattare il tutto senza un briciolo di moralismo, in fondo la società dello spettacolo ai tempi di instagram non è concettualmente diversa da quella più tradizionale dei media classici, rotocalchi o show televisivi. Le dinamiche sono quelle, più estremizzate dal potenziale dei nuovi media. E uno degli intervistati riconosce che il carattere effimero della popolarità social, anche perché legato a un giovane corpo. E anche alle leggi della biologia non si può sfuggire.

Giampiero Raganelli

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