Third Kind

0
7.0 Awesome
  • VOTO 7

Incontri ravvicinati, in un futuro che non pare poi troppo lontano

L’apertura del 40° Fantafestival è toccata, mercoledì 11 novembre, ad un corto che per la durata potremmo anche considerare mediometraggio, Third Kind del greco Yorgos Zois. Distopia o amaro realismo? Questo conciso lavoro cinematografico, già presentato alla “Semaine de la Critique” del Festival di Cannes 2018, si rapporta a un modello archetipico forte quale Incontri ravvicinati del terzo tipo proponendo un piccola “rivoluzione copernicana”, un ribaltamento della prospettiva abituale affine a quello portato avanti da Fredric Brown nei suoi racconti. Alla celebre scala pentatonale usata nel film di Spielberg per comunicare con la Terra si allude infatti qui seguendo un percorso inverso, nel senso che il segnale parte stavolta da qualche presenza residuale dell’umanità faticosamente rintracciata sul pianeta, per raggiungere terrestri migrati nello Spazio ed evolutisi lì, così da scampare all’esito delle grandi catastrofi ambientali e sociali.

Quello del film-maker greco è perciò un film che parla anche – o soprattutto – del presente, con toni giustamente allarmati e pessimistici. In Third Kind vediamo tre astronauti fare ritorno sulla Terra alla ricerca del misterioso segnale. Stilisticamente molto curate, nella loro impronta così solenne data anche da vedute panoramiche che sfruttano tutta la profondità di campo, sono le riprese di quei tre futuristici “archeologi” delle nostre rovine, catapultati in ampi spazi vuoti e desolati. Prima la sala d’attesa di un aeroporto e a seguire l’interno dello stadio, coi resti di un campo profughi quasi abbandonato. Quasi. Perché una figura umana ancora presente in quel luogo tenterà di offrire loro qualche spiegazione, o forse semplici indizi…

In quest’ultima parte il cambio di formato e l’utilizzo di immagini di repertorio, che testimoniano i disastri odierni, ci hanno convinto meno, in quanto soluzione espressiva più scontata e non immune da qualche accento retorico. Fortunatamente l’epilogo è affidato ad un’ulteriore citazione di Incontri ravvicinati del terzo tipo, sia visiva che sonora, in grado di sintetizzare bene le complesse emozioni suscitate dall’evocativo lavoro di Yorgos Zois.

Stefano Coccia

Leave A Reply

cinque × due =