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The Third Wife

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VOTO: 7.5

Essere donna

Assistere alla visione di The Third Wife non può lasciare indifferenti perché per quanto sia ambientato nel XIX secolo, diversi atteggiamenti nei confronti del genere femminile ricordano ciò che ancora accade oggi.
Siamo in Vietnam, una quattordicenne, May, diventa la terza moglie di un ricco latifondista (Le Vu Long). Classe ’85, Ash Mayfair incanta per l’eleganza delle immagini e la capacità di saper tratteggiare così bene la realtà sociale, ma non si ferma a questo. Complice la bravura della giovane attrice, Nguyen Phuong Tra My, riesce a immergere tutti gli spettatori (magari da donna ci si immedesimerà ancor più) nell’intimità di un’adolescente, che si ritrova accanto a un uomo imposto e a subire delle abitudini già assodate. Non è semplice resistere al forte patriarcato vigente nel sud-est asiatico, tanto più a quei tempi, eppure dei semi di ribellione sembrano esserci. «La femminilità si forma all’interno di una realtà emotiva incancrenita da uno stanco e statico maschilismo, in cui l’uomo è un Dio e un padrone temuto, ma poco rispettato e meno amato di quanto si dimostri» (dalla scheda del Milano Film Festival 2018 dov’è stato presentato).
Colpisce come una regista così giovane, alla sua opera prima, dimostri una potenza visiva di grande livello, dovuto a una grande padronanza del mezzo cinematografico (importante il contributo del direttore della fotografia Chananun Chotrungroj). Lo spettatore non può che restare incollato di fronte alla luce che riprende il massaggio dei corpi, il funerale sul fiume o la preparazione in cucina. S’intuisce che un affresco così puntuale e realistico dell’educazione sentimentale in quell’ambiente sia dovuto a una conoscenza dall’interno – la Mayfair è, infatti, nata e cresciuta in Vietnam per poi laurearsi in regia alla New York Univerity e prende spunto proprio dalle vicende personali della sua famiglia.
Va da sé che oltre alla protagonista, in The Third Wife viene offerto un ritratto di altre donne (interessante notare come si pongano le altre mogli e le varie gerarchie), ma senza scadere nello stereotipo, anzi veicolandole come un unicum, accomunate da una condizione da cui non è semplice fuggire. D’altro canto la regista non ha timore di mettere a tema il desiderio del corpo e lo fa con pudore, restituendo il tutto con scene sensuali. Ci ritroviamo ad osservare la giovane protagonista mentre spia una coppia, mossa dalla curiosità di quell’incontro di corpi e di voler a sua volta scoprire le reazioni del proprio corpo. Parallelamente l’adolescente comprende come la possibilità di dare alla luce un maschio possa mutare la percezione che gli altri e, in particolare, il patriarca avranno di lei.
La donna può realizzarsi in un ambiente così? Post-visione non si può che pensare che certo in The Third Wife siamo nel XIX secolo ma, quanto coraggio c’è in questo grido d’indipendenza della/e donna/e?

Maria Lucia Tangorra

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