The Taking of Tiger Mountain

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6.0 Awesome
  • voto 6

Tra le linee nemiche

Se non fosse per le pirotecniche scene balistiche, probabilmente il nostro voto in pagella all’ultima fatica dietro la macchina presa di Tsui Hark dal titolo The Taking of Tiger Mountain non avrebbe raggiunto nemmeno la soglia della sufficienza.
Scelto per dare la scossa definitiva alla 17esima edizione del Far East Film Festival, dove è stato presentato in anteprima italiana nella giornata conclusiva, il film del celebre cineasta di origini vietnamite offre invece una bella dose di noia, intervallata da qualche flebile sussulto che scuote dal torpore lo spettatore di turno. Sono scene come i conflitti a fuoco sulla ferrovia, nel piccolo villaggio di Leather Creek o nella fortezza dei banditi guidati da Lord Hawk, a ripagare quantomeno il prezzo del biglietto. Scene, queste, che scaricano sulla platea quell’adrenalina che altrimenti la restante parte della timeline non sarebbe stata capace di garantire e che consigliamo caldamente di vedere nella versione stereoscopica, con un 3D che ne aumenta in maniera esponenziale l’impatto visivo e il tasso di spettacolarità. D’altronde Tsui Hark ci ha da sempre abituato a una confezione meritevole di attenzioni anche quando la tecnologia stereoscopica era ancora un miraggio o il film in questione si dimostrava debole drammaturgicamente. Nel suo caso, infatti, non si tratta di un plus per fare lievitare il prezzo del ticket, ma un valore aggiunto che contribuisce in maniera sostanziale alla costruzione della messa in quadro, quest’ultima ben supportata dal montaggio (ralenty, freeze frame e tagli velocissimi) e un po’ meno dalla computer grafica (vedi la tigre digitale).
Dunque, ci troviamo a fare i conti con la solita scissione tra ciò che viene raccontato e il come viene raccontato, con il secondo elemento chiamato a salvare il salvabile. Nonostante dietro lo script ci sia un’opera patriottica e un romanzo di successo come “Tracce nel bosco innevato, del quale la pellicola è la trasposizione per il grande schermo, la scrittura di The Taking of Tiger Mountain presenta, da una parte una carenza strutturale, dall’altra un racconto che non riesce a fare presa e a coinvolgere veramente lo spettatore. Tsui Hark prende in prestito le pagine di Qu Bo e le trasforma in un action-adventure sporifero vestito da war movie, con il quale continua il suo percorso personale di esplorazione dei generi, raccontando le gesta di una piccola truppa dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) durante la guerra civile cinese.
Il risultato non va oltre il solito gioco di attacco e difesa tra fazioni rivali, all’interno del quale trovano spazio futili sottotrame umane (come quella che coinvolge Knotti, un bambino che ha perso i genitori e che viene raccolto dall’EPL) e una più consistente di natura spionistica a base di doppi giochi, menzogne e raggiri, che vede protagonista l’infiltrato Yang.

Francesco Del Grosso

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