Tony Driver

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Il sogno spezzato

Tony Driver è stato l’italiano selezionato alla 34esima SIC – Settimana Internazionale della Critica della Mostra di Venezia 2019 – e post visione sorge spontaneo pensare che nessun altro titolo sarebbe stato più adeguato. La forza di questo lavoro, infatti, è rappresentata proprio dal protagonista, reale e, al contempo, un ‘personaggio’ (con rispetto parlando).
All’anagrafe Pasquale Donatone – nato a Bari ma cresciuto in America – è un tassista italo-americano arrestato in Usa per traffico di migranti alla frontiera con il Messico ed estradato in Italia. È stato proprio lui a decidere di farsi chiamare Tony. A 9 anni, nella metà degli anni Sessanta, vola oltreoceano con la famiglia arrivando prima a Chicago nel 1972. Studia e cresce in Illinois, dove si crea una famiglia con Susan; purtroppo però non fila tutto liscio e dopo il divorzio decide di ‘attaccarsi’ all’unico altro legame presente lì. Così nel 1999 raggiunge la sorella a Yuma, in Arizona, dove diventa tassista per professione, ma sceglie anche di arrotondare in un altro modo. Per oltre quarant’anni Tony non è mai tornato in Italia, fino a quando un blitz anti-immigrazione alla frontiera con il Messico lo costringe a scegliere: la galera in Arizona o la deportazione in Italia per dieci anni?
Il film di Ascanio Petrini riesce a fotografare molto bene in particolare uno stato d’animo: cosa voglia dire tornare nella terra natia e sentirsi ‘straniero’ – sintomatica è anche la decisione di non aver mai chiesto la cittadinanza americana dopo aver vissuto per così tanto tempo negli States, è come se si sentisse talmente parte, che per lui era ovvio che fosse americano, non era necessario un pezzo di carta. La particolarità del carattere di quest’uomo (un volto che riempie lo schermo e comunica anche senza la sua parlata italo-americana) si traduce anche nella scelta di vivere in una grotta a Polignano a Mare, dove subito si manifesta la solidarietà, a partire da don Gaetano e non solo, ma non può non provare un senso di amara nostalgia. Nella sua ottica l’Italia non ha prospettive e nonostante il sogno americano si sia infranto, è come se un pezzetto abbia resistito nel suo cuore, immaginiamo condizionato anche dall’affetto nei confronti dei figli.
«I roam and I ramble and I follow my footsteps
Till I come to the sands of her mineral desert
The mist is lifting and the voice is saying:
This land is made for you and me» da This Land is Your Land di Woody Guthrie (note che fanno capolino in un preciso momento).
«In lui e in quella storia ho trovato un nuovo personaggio capace di muoversi tra il Trevis Bickle di Taxi Driver e Willy il Coyote di Road Runner: un antieroe destinato a perdere ma anche a provarci.
Quando ci siamo incontrati Tony viveva in una grotta sul mar Mediterraneo, nel completo rifiuto di ogni cosa, come “se la sua astronave fosse precipitata su un altro pianeta e lui fosse bloccato li”, tra rocce e acqua. Ho cominciato a filmarlo per conto mio ma presto mi sono reso conto che i paesaggi profondamente contraddittori della sua storia meritavano una restituzione visiva: doveva essere ambientata qui in Italia ma anche lì, in America. Più scrivevo un personaggio basato sulla sua vita immaginando un film di finzione e più mi accorgevo che la cosa più originale sarebbe stata quella di fare un film con lui e – più o meno – su di lui», ci ha raccontato il regista di origini pugliesi durante un incontro stampa nei giorni veneziani. Petrini rende questo viaggio on the road non solo fisicamente (tra il deserto di Sonora – proprio al confine tra Messico e Stati Uniti – e le rocce pugliesi) ma anche nell’anima di un uomo che conta i giorni della fine del suo esilio (potrà rientrare solo nel 2022), portandolo anche un po’ a sognare (vista la natura ibrida di questo film, ma non vogliamo svelarvi troppo).
Un elemento interessante di quest’opera è il ribaltamento del punto di vista perché il più delle volte siamo abituati ad assistere a persone con un attaccamento molto forte alla nostra di terra e ad altro tipo di esperienze di immigrazione. Ci si trova di fronte a un doc «sull’assurdità delle frontiere che farà arrabbiare Donald Trump e Salvini. Tony Driver è cruciale per ragionare su una delle questioni che vanno rimesse in discussione», ha dichiarato Giona Nazzaro, direttore della SIC. In più, va esplicitato, forte del suo protagonista, si è scelto di assecondare quest’indole optando per un registro più leggero (rispetto a quello adoperato solitamente per il cinema del reale), a tratti scanzonato (senza mai mancare di rispetto alla storia narrata né a noi spettatori) e questo rende il tutto più fruibile, comprese le frecciate sull’annoso tasto dei confini e il disincanto sulle illusioni (conscie e non).
Tony Driver è in programma agli Italian Doc Screenings e sarà distribuito nelle nostre sale da Wanted Cinema.

Maria Lucia Tangorra

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