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The Last Dance – Extended Version

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VOTO: 9

Vita e morte a Hong Kong: dai riti tradizionali alla crisi contemporanea

Vincitore del Gelso d’Argento Audience Awards e del Black Dragon Audience Awards alla 27ma edizione del Far East Film Festival, The Last Dance – Extended Version di Anselm Chan, film locale di maggior incasso al botteghino, mostra come il cinema di Hong Kong abbia ancora tanto da dire e non solo come cinematografia d’azione. La versione in concorso è quella estesa, in cui Chan ha aggiunto scene eliminate per approfondire i suoi personaggi, come promesso dal protagonista Dayo Wong ai fans che avevano chiesto al regista di realizzare una versione più lunga.
Già il dramma giudiziario A Guilty Conscience di Jack Ng, in concorso per il Gelso Bianco come miglior opera prima all’edizione del 2023 del Feff, aveva raggiunto il record di incassi nel 2023; ora l’opera di Chan, uscito in sala nel novembre 2024, ha superato il suo traguardo, raccontando con ironia e delicatezza una storia incentrata su un’agenzia di pompe funebri, in cui si mescolano temi sociali come la crisi economica post-pandemica e la visione della donna in una Hong Kong che intreccia modernità e tradizione.
Protagonista è il popolare comico Dayo Wong (protagonista anche di A Guilty Conscience), che qui interpreta Dominic, un uomo che dopo aver tentato varie attività trova la sua stabilità come wedding planner; ma come tante altre imprese, situazione non dissimile anche qui in Italia, questa viene spazzata via dalla pandemia del 2020. Il non più giovanissimo Dominic deve quindi reinventarsi nuovamente; la sua fidanzata Jade (Catherine Chau) lo presenta allo zio, impresario di pompe funebri, che gli cede la sua quota societaria, da dividere con il comproprietario Master Man (Michael Hui), maestro taoista che conduce il rito funebre per aprire le porte dell’inferno, portando i defunti fuori dall’aldilà e aiutandoli a reincarnarsi.
Per Dominic, almeno all’inizio, “i funerali non sono poi così diversi dai matrimoni”: si tratta sempre di compiacere i clienti e mettere in scena uno spettacolo, che il neofita impresario di pompe funebri crea ad immagine e somiglianza delle consolidate feste di matrimonio, dagli oggetti kitsch alle rappresentazioni farsesche. Il rapporto tra il burbero e tradizionalista Master Man ed il rampante e moderno Dominic, dopo i duri scontri dovuti alle differenze sostanziali di vedute sul significato del rito funebre, evolverà a poco a poco, trovando un perfetto equilibrio e mostrando come entrambi abbiano da imparare l’uno dall’altro: il maestro taoista, preoccupato solo di prendersi cura dei defunti, troverà in Dominic, che invece cerca di aiutare i vivi ad accettare la perdita ed andare avanti, il giusto contraltare. In parallelo, si svolge il dramma personale di Man e dei suoi figli: Ben (Chu Pak-hong) il successore designato poco considerato, e Yuet (Michelle Wai), che pur avendo imparato tutto dal padre non può seguirne le orme perché donna, quindi tradizionalmente ‘impura’. Sarà proprio Dominic, con la sua visione aperta e moderna, a sciogliere infine il nodo della matassa, riconciliando i figli tra di loro e con il padre al funerale dello stesso, rivoluzionando la tradizione verso un futuro meno conservativo.
Il valore di Last Dance è tanto sociale quanto culturale: Chan offre allo spettatore lo spettacolo strabiliante del rito dell’apertura delle porte dell’inferno, rito che è parte integrante del patrimonio culturale, ma anche la correlata esclusione della donna da questa pratica, portando alla luce, attraverso il personaggio di Yuet, il sessismo e la misoginia diffuse non solo nella sfera familiare di Man, ma in senso più ampio, per tutta Hong Kong. Altri temi sociali importanti mostrano un malessere crescente nella popolazione, dalle difficoltà economiche al calo della natalità, cui fa chiaro riferimento la titubanza di Dominic nell’avere figli, in un mondo in evoluzione che risente della pressione sociopolitica degli ultimi anni. Un quadro non idilliaco, ma che Chan, che nel genere della commedia è esperto, dipinge con colori intensi e tratto leggero, grazie anche alle interpretazioni dei due noti comici Dayo Wong e Michael Hui, che danno vita a scambi divertenti pregni di un umorismo asciutto e vero, intrecciando ironia e atteggiamenti ‘da uomo comune’, coinvolgendo ed appassionando lo spettatore.
Se lo stesso Dominic, in una battuta, dice che “ci sono molte anime tormentate” e “vivere può essere un inferno”, il finale di Chen lascia invece spazio alla speranza, celebrando la vita nella morte e regalando al suo pubblico un’ultima emozione ed un sorriso rigenerante.

Michela Aloisi

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