The Hungry

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8.0 Awesome
  • voto 8

Uomini o bestie?

Correva l’anno 2014 e, in occasione del Festival Internazionale del Film di Roma, veniva proiettato sul grande schermo un lungometraggio tanto singolare quanto ben riuscito, capace di mettere d’accordo sia pubblico che critica. Il lungometraggio in questione era Haider, diretto dall’indiano Vishal Bhardwaj, interessante rivisitazione dell’Amleto di William Shakespeare, ambientato nell’India dei nostri giorni. Ed ecco che, appena tre anni più tardi, dalla stessa nazione ci giunge, durante la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, un altro interessante prodotto che pure vuol rifarsi al celeberrimo drammaturgo inglese, riproponendoci in versione contemporanea il Tito Andronico. Stiamo parlando del controverso The Hungry, diretto dalla regista Bornila Chatterjee.
La storia, seppur con un’ambientazione ai giorni nostri, è quella che tutti conosciamo. I protagonisti, in questo caso, sono i membri di due famiglie con a capo due importanti magnati aziendali. La bella e spietata Tulsi è in procinto di sposare Sunny e di fare in modo – come anche dal padre di quest’ultimo viene affermato – che si diventi tutti un unico nucleo famigliare. Durante la festa di Capodanno, però, il figlio minore della donna viene ucciso dopo essersi rifiutato di entrare in affari con la famiglia di Sunny. Prenderà il via, da qui, una lunga serie di omicidi, violenze e tradimenti di ogni genere, al termine della quale nessuno riuscirà, in qualche modo, a salvarsi.
Ѐ il genere umano nella peggiore delle sue declinazioni, quello che ci viene presentato in Tito Andronico prima e in The Hungry poi. In questo lavoro della Chatterjee, nello specifico, grazie ad una regia e ad una fotografia che sembrano non aver alcun dubbio riguardo ciò che vogliono trasmettere allo spettatore, la tensione e l’ipocrisia dei personaggi è palpabile fin dall’inizio. Ed ecco che, con una messa in scena del tutto soggettiva ma impeccabile, interni dai colori freddi e scene in esterno girate perlopiù con il buio – fatta eccezione per i brevi, riusciti momenti in cui vediamo un suggestivo paesaggio all’alba avvolto nella nebbia – si fanno teatro di una tragedia sempre attuale. Ѐ soprattutto il dio Denaro a stabilire ogni singola mossa dei protagonisti. A lui la responsabilità di ogni intrigo, di ogni tortura, di ogni omicidio.
Ed è proprio nel mettere in scena torture e omicidi che la macchina da presa della Chatterjee si mostra quanto mai coraggiosa, quasi eccessivamente ardita: la scena dell’uccisione della sorella di Sonny è solo la prima delle scene maggiormente disturbanti, le quali trovano un loro compimento proprio man mano che ci si avvicina al finale, momento in cui alla spietata Tulsi viene presentata – durante il banchetto di nozze – la testa del suo primogenito su di un vassoio d’argento. Particolarmente emblematica – oltre che piuttosto ben riuscita – la sequenza in cui, a conclusione della tragedia, vediamo un branco di pecore nere entrare nel salone dove fino a poco tempo prima stavano avendo luogo i festeggiamenti di nozze e mangiare avidamente le pietanze presenti sul tavolo. Soluzione, questa, piuttosto sottile e raffinata, che – oltre, appunto, ad una regia matura e consapevole – ha fatto sì che un lungometraggio come The Hungry – al quale, tutto sommato, si può rimproverare solo un calo di ritmo a circa metà del film – abbia una propria, marcata identità, senza farsi “schiacciare” dall’imponenza dell’opera di partenza, ma regalandocene, al contrario, una trasposizione capace di mostrarci quanto di buono le major indiane sono in grado di produrre oggi, senza lasciarsi eccessivamente influenzare né dai canoni standard delle produzioni bollywoodiane, né da quelle tipicamente hollywoodiane. Perdonate il gioco di parole.

Marina Pavido

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