The Captain

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7.0 Awesome
  • voto 7

Tutti i loro eroi

Ammirare un blockbuster di matrice orientale è come visitare un altro paese, da turisti consapevoli e rispettosi di nuove regole e tradizioni. The Captain di Andrew Lau, regista nativo di Hong Kong nonché veterano di questo tipo di lavori, potrebbe assurgere a prototipo in materia, da mostrare ad un neofita nel caso si volesse spiegare nel dettaglio come realizzare un’opera appartenente al genere in questione.
Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto il 14 maggio 2018, The Captain – realizzato appena un anno dopo, quasi a mo’ di instant-movie – racconta di una tragedia aerea sfiorata, evitata grazie alla preparazione e al sangue freddo non solo del comandante ma dell’intero equipaggio di bordo. Durante un volo verso il Tibet l’aereo in questione subì un guasto meccanico che ne mise a fortissimo rischio la tenuta, tanto da costringere i piloti ad un atterraggio di emergenza. Ed è da sottolineare come Lau – da una sceneggiatura di Yonggan Yu – mescoli con perizia alchemica ogni possibile declinazione di genere consentita in questa tipologia di film. Dal realismo estremo dell’incipit, cioè la preparazione dell’equipaggio per il volo imminente, mostrata quasi si trattasse di un rituale da ottemperare in gruppo e utile a fare conoscenza con i vari personaggi pronti, chi più chi meno, a divenire eroi loro malgrado. Quindi una panoramica sui viaggiatori, in realtà il punto debole di The Captain perché prevedibilmente rispondenti a degli stereotipi: l’antipatico poi redento, madre e figlio, gli innamorati, l’uomo che perde la testa nelle difficoltà e via discorrendo. Una fauna quasi del tutto priva di approfondimento psicologico, scelta di campo evidentemente voluta per non sviare l’attenzione del pubblico nei confronti dell’aspetto più importante del lungometraggio, ovvero la propria, intrinseca, spettacolarità. Ed è osservato da questo punto di vista che The Captain decolla – verbo che cade a fagiolo, nel contesto – per offrire il meglio di sé, regalando allo spettatore non solamente brividi a iosa ma anche quel briciolo di messaggio morale necessario a far scattare l’empatia nei confronti di uno staff sempre in grado di prendere la decisione corretta al momento giusto.
Definito la risposta cinese a Sully di Clint Eastwood, ma solo per via del pretesto narrativo, The Captain se ne distacca senza esitazione sin da subito. Se al grande Clint interessava mettere in luce la controversa casualità dell’eroismo di un singolo individuo costretto dall’eccezionalità degli eventi a prendere decisioni estranee agli schemi abituali, in The Captain si assiste all’esaltazione collettiva di un successo di squadra dove ognuno – tra i membri dell’equipaggio – fornisce il proprio significativo apporto. Una chiave di lettura perfettamente aderente a due culture sin troppo differenti per potersi imitare a vicenda; una lettura che riconduce, inevitabilmente, anche all’ideologia politica imperante nelle due nazioni attualmente dominanti nel mondo.
Ecco quindi servito un film capace di intrattenere con mano ferma, senza dimenticare che oltre la patina spettacolare esistono altre istanze capaci di decretarne un successo che in patria si è ampiamente verificato. Del resto Andrew Lau, dopo il successo internazionale di Infernal Affairs (girato nel 2002 in collaborazione registica con Alan Mak), è un nome ben conosciuto anche al di là dell’oceano, soprattutto a seguito del pluripremiato remake The Departed firmato nel 2006 nientemeno che da Martin Scorsese. Alfiere di un cinema dunque in grado di abbattere sia confini linguistici che pregiudizi culturali, andando oltre la mera voce economica. E questo è un aspetto che apprezziamo molto, a maggior ragione in questi momenti oscuri che stiamo attraversando…

Daniele De Angelis

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