The Beyond

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9.0 Awesome
  • voto 9

L’importante c’è ma non si vede

Il momento nel quale perdiamo qualcuno a noi caro è sempre terribile, il dolore diventa come un pesante panno di piombo che copre ed ovatta tutto, isolandoci e spingendoci a chiuderci in noi stessi. Diventa difficile ottemperare a quelle necessità che anche in una situazione del genere si presentano. L’opera di chi, dunque, in quei frangenti si occupa di tali necessità, rimanendo nell’ombra, invisibile persino, per chi sta affrontando il lutto, diventa incredibilmente preziosa.
Il regista svizzero Daniel Maurer si concentra proprio su una di queste figure nel suo cortometraggio The Beyond, vincitore del concorso per i documentari al 16° ÉCU Festival.
Girato durante la seconda ondata della pandemia COVID il documentario segue la giornata di un impiegato dell’obitorio dell’ospedale svizzero di Rennaz, non un medico, ma un infermiere. Ciò che traspare prima ancora dalle immagini che dalle parole stesse del protagonista sono la professionalità, l’umanità e la dolcezza con la quale si dedica al suo lavoro: preparare la salma del defunto per l’esposizione nella camera ardente. Le inquadrature, probabilmente anche per tutelare l’intimità della persona, e della famiglia, di cui si occupa nel cortometraggio, sono sempre molto strette e concentrate sui particolari, in particolare le mani dell’infermiere. Tali inquadrature mettono in evidenza tutta la delicatezza e l’attenzione che egli riserva alla sua ospite. Tutta la pellicola è fortemente improntata ad un’atmosfera di intimità, fatto quasi straordinario vista l’ambientazione. L’occhio meccanico segue il protagonista nei vari momenti e durante le varie mansioni, iniziando dal giro per salutare tutti gli “ospiti” del reparto, al quale si rivolge sempre molto educatamente chiamandoli “signore” e “signora”. Parallelamente tra l’infermiere e chi regge la camera si instaura un dialogo che assume in alcuni momenti la forma del flusso di coscienza. Veniamo così a sapere del suo passato e del perché decise a suo tempo di dedicarsi alla sua attuale occupazione; per essere utile agli altri, per potersi prendere cura delle altre persone nel momento in cui ne avevano più bisogno. Fatalmente il gigantesco dramma della pandemia permane e si insinua nel percorso, veniamo così a sapere della grande mole di lavoro che dovette affrontare, eppure mai una volta lo sentiamo lamentarsene. Conscio della sua posizione e del suo lavoro ha continuato a svolgerlo al meglio delle sue possibilità. In questo diario intimo confezionato da Maurer, il regista decide di passare attraverso una storia minima, uguale probabilmente a quella di altri milioni di persone, per tentare di parlarci di qualcosa di più grande di noi, che ci colpisce tutti in egual misura e che la pandemia ha solamente accentuato: la perdita di una persona amata. Prostrati dal dolore vorremmo solo piangere, ma necessità devono essere espletate, ed ecco dunque figure come quelle del protagonista, quasi invisibili eppure fantastiche nel loro sostegno.

Luca Bovio

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