Terapia di coppia per amanti

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Lui, lei e l’analista

Secondo le statistiche le coppie italiane si separano in media dopo sedici anni di matrimonio e le unioni più recenti durano anche meno. Le cause sono molteplici e ormai risapute: relazioni di convenienza, mancanza di ruoli specifici, interessi e abitudini diverse, lontananza fisica e soprattutto, tradimenti reciproci. Tutto ciò può portare molti soggetti a dover consultare uno psicologo per comprendere cosa non abbia funzionato nel rapporto, ma è insolita l’idea che due amanti vadano in analisi per risolvere i loro problemi. Il presupposto di Terapia di coppia per amanti, tratto dall’omonimo romanzo di Diego De Silva, è alquanto discutibile. Due persone, sposate da molti anni e con un figlio a carico a testa, difficilmente continuerebbero a vivere in clandestinità una seconda relazione, instabile e problematica come la prima.
Modesto (Pietro Sermonti) è un noto chitarrista dall’indole pigra e svogliata, mentre Viviana (Ambra Angiolini) è una premurosa madre di famiglia alla costante ricerca di una felicità negata da troppo tempo. Il loro rapporto, fatto di incontri segreti, battibecchi, scaramucce e risate, sembra giunto a un bivio. Viviana è indecisa tra la triste vita coniugale che la costringe a essere una moglie in perenne fuga e la nuova relazione da vivere in libertà alla luce del sole. Modesto, dal canto suo, preferirebbe mantenere il doppio legame ed evitare così un secondo matrimonio. Un giorno come tanti, però, sotto le lenzuola dell’ennesima camera di un bed & breakfast, i discorsi ingarbugliati di Viviana non vengono zittiti dall’ironia pungente e spesso fuori luogo del compagno. La donna riesce infatti a trascinare Modesto dal professor Malavolta (Sergio Rubini), celebre analista che dovrà fare i conti con una coppia atipica, rischiando persino di perdere la lucidità professionale.
Con Terapia di coppia per amanti il regista Alessio Maria Federici si allontana dagli stereotipi delle commedie sentimentali incentrate sull’infedeltà, mettendo ad esempio da parte la condanna morale dei traditori e la solita compassione verso le controparti “ingannate”. In questo racconto a due voci, scandito a tratti dall’ipnotico elettro-rock-pop dei live di Daiana Lou e dal maturo jazz di vecchio stampo (scelte inedite per il genere a cui la pellicola appartiene), è la verve sarcastica della genuina interpretazione di Sermonti a rappresentarne il perno. Purtroppo la poca attenzione che la sceneggiatura di Federici e De Silva riserva ai coniugi dei due protagonisti, non fa altro che amplificare l’aura di implausibilità in cui la successione degli eventi è avvolta, sfaldando al contempo l’enfasi posta sulle molteplici linee narrative secondarie. Tra fugaci riferimenti alle nuove forme virtuali di comunicazione quali cause di reali crisi identitarie e fra rapporti padre-figlio appena accennati e poco indagati, la regia essenziale di Federici scorre pulita tra vivaci cambi di scena e fluidi dialoghi, sebbene l’alchimia tra i personaggi funzioni esclusivamente al maschile.

Andrea El Sabi

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