Home Festival Altri festival Tarika

Tarika

181
0
VOTO: 6,5

Caccia alle streghe

Tra i sette titoli presentati nella “Mostra Concorso” della 43esima edizione del Bergamo Film Meeting c’era anche Tarika, terzo e ultimo capitolo con il quale Milko Lazarov ha chiuso un trittico che esplora forze e significati derivanti dagli strati invisibili dell’esistenza umana. Dopo Otchuzhdenie e il pluridecorato Ága, il regista di Sofia pone nuovamente al centro del plot la travagliata storia di una famiglia che decide di portare avanti la propria esistenza in un luogo lontano dalle divisione interne.
Siamo nella campagna bulgara. Qui, in un piccola fattoria, Ali e sua figlia Tarika vivono in pace, ma isolati dalla loro comunità. La bambina ha iniziato a sviluppare le “ali di farfalla”, una formazione ossea ereditata dalla madre, vista con timore e superstizione dagli abitanti del villaggio. L’uomo rifiuta procedure invasive sulla figlia e fa di tutto per proteggerla. Questa scelta, oltre alla decisione di non condividere niente con il resto della gente del vicino villaggio, è mal vista. Quando nella zona iniziano ad accadere sventure di ogni sorta, compresi suicidi e l’inspiegabile moria del bestiame, l’intolleranza nei loro confronti monta e diventa pericolosa al punto tale da trasformarli nell’oggetto dell’immancabile caccia alle streghe. Ed è attraverso di essa che l’autore e il suo team di sceneggiatori (Ekaterina Churilova e Simeon Ventsislavov) provano a mettere in scena con l’utilizzo di metafore e allegorie l’urgenza e i conflitti dei nostri tempi.
Per questioni pratiche un film con le suddette caratteristiche si va a collocare giocoforza in quella terra di mezzo che c’è tra il “realismo magico” e la “favola moderna”. Ed è lì che la scrittura prima e la sua trasposizione poi hanno lavorato per dare forma e sostanza a un mondo cinematografico che è sia peculiare che intuitivamente comprensibile, uno in cui la logica delle narrazioni convenzionali non si deve necessariamente applicare. Con gli strumenti messi a disposizione da questo modo di raccontare, Lazarov dipinge un dramma ambientato in una terra separata da un muro di confine di filo spinato in cui peccato, malattia e odio razziale la fanno da padrona. Ecco che la vicenda e le sue dinamiche si fanno portatrici sane di tematiche di grande attualità e dal peso specifico rilevante come la superstizione, la xenofobia e la politica anti-immigrazione.
Il ché fa di Tarika un film dalla valenza politica che mescola senza soluzione di continuità ispirazioni letterarie, racconti popolari, saga familiare, dramma storico e i filamenti di un romanzo di formazione che sotterraneo scorre nella linea orizzontale del racconto. Quest’ultimo emerge e acquista sempre più consistenza con lo scorrere dei minuti anche grazie all’intensa e struggente interpretazione della giovane e talentuosa Vesela Valcheva nei panni della protagonistam esordiente della quale sentiremo sicuramente parlare da qui ai prossimi anni.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

14 + 8 =