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Les Courageous

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VOTO: 6,5

l coraggio – a tratti opinabile – di andare controcorrente

Tra le proposte della 14ma edizione del Cinema Svizzero a Venezia, Les Courageous di Jasmin Gordon mostra le difficoltà di ottenere una seconda possibilità in una società ordinata e per certo verso finanche ostile verso chi non segue le convenzioni sociali classiche. Il film, che era stato presentato alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma nella 22ma edizione della sezione Alice nella Città, è incentrato sulla protagonista Jule (l’ottima Ophélia Kolb), una mamma single alquanto eccentrica con un passato difficile da cancellare che rende difficile a lei e ai suoi figli ricominciare una nuova vita. Siamo in una piccola città svizzera, dove Jule vive ai margini della società e sta per essere buttata fuori di casa con i tre figli Claire Loic e Sami (interpretati rispettivamente dagli esordienti Jasmine Kalisz Saurer, Paul Besnier e Arthur Devaux) perchè da mesi non paga l’affitto; vani i suoi tentativi di acquistare la casa dei sogni nonostante le richieste per ottenere aiuto dalle istituzioni e gli sforzi – più o meno leciti – per ottenere la caparra necessaria, Jule precipita in una spirale viziosa senza via d’uscita.

Les Courageoux lascia molti interrogativi aperti; la regia della Gordon, buona negli aspetti tecnici e nella scelta del cast, che mostra una notevole alchimia, è quantomeno parca di particolari: sul padre dei bambini, sul passato crimine di Jule, sulla sua occupazione attuale, sul motivo dei numerosi trasferimenti della famiglia, spostamenti che trapelano dai dialoghi con i figli senza essere approfonditi. Questa discrezione nel raccontare la storia pone il film in un limbo senza coordinate, ponendo l’accento sulla generalità di una situazione che allo spettatore sembra invece tuttaffatto particolare; l’intento è probabilmente quello di concentrare l’attenzione sul rapporto tra Jule e i bambini, vero fulcro del racconto: nonostante le difficoltà oggettive, la donna è a suo modo una buona madre, preoccupata del benessere e della felicità dei figli, sempre pronta ad abbozzare un sorriso e trovare una scusa più o meno convincente per il suo comportamento, e decisa a tenere la famiglia unita con ogni mezzo. I figli, dal canto loro, hanno imparato ad essere autosufficienti in sua assenza, e sono pronti a difendere la madre contro le autorità scolastiche e civili. La ricerca di una casa è un modo per dare loro la stabilità necessaria per trovare il proprio posto in una società opulenta in cui una donna come Jule, con un oscuro passato alle spalle, ha limitate capacità di muoversi e risalire la scala sociale; il fallimento di quest’ultima speranza coinciderà con il superamento di un limite non privo di conseguenze.

Ci si chiede quale sia il coraggio, secondo la Gordon; quello di lottare per risalire la china nonostante l’ostilità di una società chiusa e strutturata o quello di essere poveri in una ricca contea svizzera. Non essendo contestualizzata la situazione effettiva di Jule, né definiti i suoi passati ‘crimini’ e/o errori, tutto rimane vago ed è relativamente arduo per lo spettatore farsi un’idea di torti e ragioni ed ancora meno semplice prendere posizione in un senso e nell’altro. Se è palese la necessità ed il diritto di dare una seconda possibilità a chi sbaglia e si impegna per riuscire a trovare la sua via, non è altrettanto chiara la motivazione della forte disapprovazione della cittadina nei confronti di Jule, che la porterà a comportamenti criminali sicuramente opinabili.
Les Courageoux, primo lungometraggio di Jasmin Gordon, mostra che il coraggio non è sufficiente ad assicurarsi una vita comoda e felice nella società moderna, soprattutto in quella di una opulenta ed inflessibile cittadina svizzera; non ci sono soluzioni semplici per Jule o per chi non sappia come muoversi nel paesaggio sociale rigidamente ferreo descritto nel film. E spesso non c’è neanche un lieto fine.

Michela Aloisi

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