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Taranta on the Road

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VOTO: 6

Lost in Emigration

La “pizzica”, le infinite repliche della Notte della Taranta, la Puglia stessa, volendo, possono essere considerate per certi versi sintagmi abusati, nel panorama più recente del cinema italiano. E dopo quel senso di meraviglia che avevano prodotto in noi i primi film di Edoardo Winspeare non molti, tra gli epigoni, hanno saputo realizzare qualcosa di altrettanto verace, genuino, coinvolgente. Tuttavia, proprio in Taranta on the Road di Salvatore Allocca abbiamo ritrovato parte di quella freschezza e di quel desiderio di raccontare.

Il giovane cineasta, romano, peraltro, ha saputo agganciarsi in modo spiritoso a contesti decisamente attuali. La scalcinata band che vediamo portare in giro musiche e balli tradizionali tra sagre, feste di matrimonio e prime comunioni (un po’ alla Basilicata Coast to Coast, ma in salsa pugliese), con dalla sua un nome non proprio trascinante, ovvero Gli Evangelisti (i tre componenti sono volti emergenti, anche interessanti, del nostro cinema e del teatro: Alessio Vassallo, Giandomenico Cupaiuolo, Emanuele Aita), si trova da subito a fare i conti con una piccola emergenza umanitaria: per un curioso scherzo del destino, durante quel tour da strapaese si trovano ad accogliere tra loro e a proteggere dai controlli della polizia una coppia di maghrebini appena sbarcati in Italia (nella fattispecie l’attore tunisino Helmi Dridi e la franco-tunisina Nabiha Akkari, che ha già lavorato diverse volte con registi italiani). Il racconto si svolge infatti dopo le cosiddette “primavere arabe”, al momento dei primi sbarchi di massa e degli incerti, talvolta contraddittori provvedimenti attuati dal governo Italiano e dall’Unione Europea per gestire e contenere un flusso immigratorio in costante crescita.
Con simili scenari a fare da cornice, Salvatore Allocca ha quasi creato un buffo contraltare del film della Coppola, Lost in Translation, giocando attraverso una comicità ora elementare e ora davvero sanguigna, ficcante, sullo spaesamento dei nuovi ospiti e sul desiderio del generoso ma scombinato terzetto italico di comprenderli, ed aiutarli, dando vita però a una serie di gustosi equivoci. A completare il cast una grintosa Bianca Nappi, più diversi bravi caratteristi e alcune “comparsate” eccellenti: ci riferiamo ovviamente ai Sud Sound System, band di culto che, partecipando scherzosamente alle riprese del film e fornendo qualche brano alla colonna sonora, ha contribuito anche a definirne musicalmente le scelte di fondo.

Niente di eccezionale, insomma, per questa piccola ma onesta produzione italiana, che comunque si lascia guardare con simpatia dall’inizio alla fine; confermando, così, la buona vena di Salvatore Allocca, cineasta in crescita che aveva esordito nel lungometraggio con Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, fragile commedia romantica datata 2011, ma che aveva mostrato intuizioni narrative senz’altro maggiori coi precedenti cortometraggi.

Stefano Coccia

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