Strange Birds

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Gabbiani kamikaze

Dopo la proiezione di Strange Birds nella splendida cornice dell’arena a cielo aperto allestita come ogni anno nella Piazza del Popolo di Pesaro, in occasione della presentazione alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, la sensazione di esserci trovati al cospetto di un pesce fuor d’acqua, o meglio di un corpo estraneo inserito all’interno della rosa degli otto titoli selezioni nel concorso lungometraggi di questa 53esima edizione, è andata via via sedimentandosi. Questo perché l’opera seconda di Elise Girard, precedentemente apparsa sugli schermi della 67esima Berlinale nella sezione Forum, non ha nel proprio DNA nulla di particolare da segnalare sul piano formale e drammaturgico che ne giustificasse in pieno la presenza nella competizione della kermesse marchigiana, da sempre avamposto e vetrina di un modo di fare e concepire la Settima Arte all’insegna della ricerca e della sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi.
La pellicola della cineasta francese, infatti, non va oltre la classica dramedy a sfondo sentimentale, nella quale trova spazio l’ennesimo racconto di un amour fou che vede protagonista una coppia improbabile in un rapporto platonico. Mavie ha 27 anni, è bella, impacciata e piena di dubbi. Alla ricerca della propria strada, si trasferisce a Parigi e incontra George, un vecchio libraio cinico e solitario che non si aspetta più niente dalla vita. L’amore può assumere forme diverse e il rapporto non convenzionale che Mavie instaura con George cambierà la sua esistenza per sempre. La mente torna per certi versi a Le conseguenze dell’amore, con la coppia di turno che, a causa del divario anagrafico e ai non pochi scheletri nascosti nell’armadio di lui, è costretta a mettere da parte i propri sentimenti e a rinunciare alla possibilità di una relazione.
Da parte sua, la Girard tenta di rimescolare le carte nel tentativo di provare a dare una veste diversa al tutto, inserendo nel racconto accenti pseudo fantasy (vedi la misteriosa e continua caduta di gabbiani kamikaze al suolo) e mistery (il passato segreto di George), qualche ed echi/omaggi alla screwball comedy e alla Nouvelle Vague, ma l’ensemble non ha garantito allo script nuova linfa vitale utile a rilanciare il progetto. Nemmeno lo stare sempre sopra le righe, curandosi di tenere a distanza il più possibile dalla realtà, affidandosi a personaggi che fanno e dicono cose che nella vita di tutti i giorni non direbbero e non farebbero mai, serve alla cineasta transalpina a creare dinamiche e intrecci capacità di stimolare la visione. Fatto sta che Strange Birds sembra un tentativo, a nostro avviso non riuscito, di avvicinare il presente al passato, ciò che è stato con ciò che è, con l’autrice che si affanna a mescolare senza soluzione di continuità Il favoloso mondo di Amélie con il cinema di Claude Lelouch e François Truffaut.
Il suo essere stata un pesce fuor d’acqua all’interno della selezione pesarese non significa, però, che dell’opera seconda della Girard sia tutto da buttare, al contrario, i dialoghi vivaci e frizzanti (in particolare i voice over nei quali i due protagonisti immaginano momenti di una futura vita insieme), ma anche le performance di Lolita Chammah e del redivivo Jean Sorel (un glorioso passato in Italia che lo ha visto grande interprete in pellicole di Bolognini, Lizzani, Visconti, Lattuada, Damiani, Loy, Risi, ecc…) nei panni di Mavie e George, sono delle note positive che non si può far finta che non ci siano.

Francesco Del Grosso

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