People That Are Not Me

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Un disperato bisogno d’amore

Ho un disperato bisogno d’amore
che non mi fa dormire
Ho un disperato bisogno d’amore
che mi porta fino a te
E’ un disperato bisogno d’amore
che mi fa star male
E’ un disperato bisogno d’amore
che cresce dentro me
E’ un disperato bisogno d’avere
fili d’erba e labbra da sfiorare
ho un disperato bisogno d’amore
di stare qui con te
E non c’e’ niente da fare
non si può controllare […]

Vi starete chiedendo perché abbiamo scelto di inaugurare questa pubblicazione dedicata a People That Are Not Me rievocando alcune delle strofe di “Un disperato bisogno d’amore”, celebre ballata pop degli Stadio del 1993. Presto detto: quelle strofe sembrano state scritte proprie su misura per la protagonista dell’opera prima di Hadas Ben Aroya, approdata in concorso alla 53esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dopo un lungo e fortunato percorso nel circuito festivaliero internazionale iniziato a Locarno 2016.
La Joy dell’opera prima della cineasta israeliana è una giovane donna di Tel Aviv che non riesce a dimenticare il suo ex, non riesce a innamorarsi di un nuovo ragazzo e non riesce nemmeno a smettere di andare a letto con gli sconosciuti. Insomma, il suo è proprio un disperato bisogno d’amore. Ma prima di essere un film sulla ricerca dell’amore, sull’amare e sul sapere essere amati, sul bisogno di amare e di essere amati, People That Are Not Me è un film che racconta la solitudine urbana della generazione Y, ossia dei ragazzi di Tel Aviv che cercano l’intimità e al tempo stesso ne sono terrorizzati, che parlano tanto ma non dicono mai niente di autentico.
Le disavventure seriali della protagonista, interpretata sullo schermo dalla stessa regista, diventano di fatto le dinamiche sentimentali e relazionali di una generazione, quella che Hadas Ben Aroya ha provato a rappresentare, riuscendoci solo in parte, attraverso un ritratto che mescola le diverse sfumature della dramedy. La mente torna alle protagoniste del pluripremiato Libere, disobbedienti, innamorate, ma gli esiti purtroppo non sono gli stessi dell’opera d’esordio della collega Maysaloun Hamoud. In tal senso, People That Are Not Me non assolve completamente ai compiti prefissati, accumulando tutta una serie di buoni spunti e propositi (l’indagine sull’identità sentimentale e sessuale femminile) che però non riesce o non è in grado di sviluppare sino in fondo. La sensazione è quella di essersi trovati al cospetto di un film che, per motivi a noi ancora sconosciuti (il motivo non sta di sicure nella mancanza di coraggio, perché la regista di coraggio ne ha dimostrato a sufficienza, mettendoci la faccia e anche il corpo), non ha saputo o voluto scavare al di sotto della superficie. È come se ci fosse un limite invisibile oltre il quale si è deciso di non andare. Un limite, questo, piuttosto evidente, che depotenzializza l’opera, ma non nel suo complesso, poiché dall’altra parte c’è una scrittura fresca e incisiva, oltre a una regia ancora acerba ma comunque ricca di soluzioni visive interessanti (vedi i piani sequenza in steadycam dell’inizio e della scena del disco pub), che si basano quasi esclusivamente sulla vicinanza ottica ai corpi per creare con essi una forte intimità.

Francesco Del Grosso

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