Stomach

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7.0 Awesome
  • voto 7

La parte oscura

Purtroppo è cosa nota da diversi decenni la pressoché totale scomparsa del cinema di genere dalle sale italiane. Una sorta di processo autodistruttivo che ha molti padri degeneri e che non è il caso di rievocare in tutte le sue tappe, e commentare, in questa sede. Come in tutte le cose negative esiste però un rovescio della medaglia, cioè una vera e propria proliferazione di prodotti indipendenti – beninteso nell’ambito, il più delle volte, della realizzazione a bassissimo budget – da inserire a pieno titolo nella categoria degli horror. In tale mare magnum è molto facile imbattersi in operine prive di ambizione e controllo, semplici esibizioni di splatter da mercato all’ingrosso valide giusto per esibire la passione, nemmeno in tutti i casi, di coloro che le hanno realizzate, spesso giovani alla primissime armi. Talvolta capita invece di visionare opere già mature, nelle quali il sangue, le budella, gli effetti particolarmente truculenti non costituiscono il motivo principale del film ma vengono inseriti, in maniera assai più razionale, come conseguenza di un contesto già di per sé poco sostenibile. Ci pare proprio questo il caso di Stomach, rabbioso horror condito di gore diretto da Alex Visani. Un lungometraggio che realmente ambisce a rinverdire i fasti remoti degli horror a basso costo statunitensi, quelle mitiche proiezioni di mezzanotte molto in voga negli anni Sessanta e Settanta che divennero col tempo fenomeno culturale da approfondire.
Stomach, dunque. Un titolo che già racconta parecchio sull’articolazione narrativa del film. La quale certo può considerarsi ampiamente derivativa, guardando senza compromessi alla tematica del doppelgänger già sviscerata in altre opere dalla genesi maggiormente “nobile” firmate, giusto per citare qualche autore illustre, da George A. Romero e David Cronenberg; eppure, in questa occasione, è la descrizione fisica dell’ambiente e psicologica del personaggio principale a spiccare in modo evidente, relegando appunto l’effetto speciale a componente di certo importante ma non in assoluto determinante.
La trama di Stomach è incentrata su Alex, giovane disadattato non privo di mezzi di sostentamento che vive in una squallida località di provincia come tante del nostro paese. Alcune visioni continue lo tormentano: incubi dall’apparenza alquanto reale, terribili omicidi, mutazioni misteriose. E qualcosa all’interno del suo stomaco che preme per uscire fuori, tanto da provocargli continui malesseri e reazioni di vomito. Il suo inquietante “doppio” alla fine verrà “partorito”, e non tarderà affatto a manifestare la propria natura irresistibilmente violenta. Ma quanto di questo è reale e quanto frutto della mente iperattiva di Alex? Lo si scoprirà in un epilogo non imprevedibile ma senz’altro coerente con ciò che si è visto sino ad allora.
Sarebbe sin troppo sbrigativo, insomma, etichettare Stomach come una gustosa – ovviamente per chi ama il genere – festa di sangue tra frattaglie, sesso e persino cannibalismo, dato che istinti atavici fuoriescono incontrollabili per “merito” della creatura. Quello che colpisce nel film di Visani – anche sceneggiatore – è il senso di estraneità e solitudine estrema del diverso, accentuato dall’ambiente in cui vive. Si potrebbe forse rimproverare a Visani di aver caratterizzato in modo persino eccessivamente negativo i vari personaggi di contorno; se però l’obiettivo era quello di rendere l’idea di un’esistenza segnata sia da fattori interni che soprattutto esterni, si deve ammettere che è stato pienamente centrato. Grazie anche alla buona interpretazione di Fabio Carlani nei panni di Alex, bravo nel rendere appieno i tormenti di un giovane la cui spiccata sensibilità e fragilità è destinata a sfociare in qualcosa di assolutamente perverso. Perché alla fine Stomach, sfidando coraggiosamente e prevalendo sull’esiguità dei costi, è un’opera che riesce a dare forma concreta all’orrore visibile ma anche a quello invisibile, lo stesso che si annida ogni giorno attorno a noi senza che magari nessuno se ne accorga. E che ogni tanto finisce con il deflagrare, divenendo cronaca. Nerissima.

Daniele De Angelis

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