Still Human

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Semplicità e bontà d’animo

La presenza di Anthony Wong al Far East Film Festival definisce l’arco temporale della manifestazione. Wong, infatti, prese parte alla prima edizione della kermesse, datata 1999, e dopo vent’anni ha fatto ritorno a Udine per ricevere l’onorificenza del Gelso d’ Oro alla Carriera e per presentare la sua ultima fatica da attore, Still Human. Prodotto da Fruit Chan (che si riserva un piccolo cameo, in un bar), vede per la prima volta dietro alla macchina da presa la giovane Oliver Chan, che non poteva sognare un esordio migliore. Il suo film, infatti, è stato molto apprezzato dal pubblico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, che ha deciso di premiarlo con il Gelso d’Oro per il Miglior Film di quest’edizione.
In Still Human Anthony Wong è Leung Cheong-wing, ex operaio semiparalizzato in seguito ad una caduta sul lavoro e costretto su una sedia a rotelle. La sua vita scorre monotona, casalinga e solitaria, fatta eccezione per le badanti che si susseguono per aiutarlo, che lui tratta con sufficienza, un collega che gli è rimasto amico e la sorella. L’ex moglie si è trasferita in America con il figlio, con cui Cheong-wing può relazionarsi solo su Skype. La sua vita prende una svolta quando impara a conoscere e a dialogare con la sua nuova badante filippina, Evelyn. Tra i due si svilupperà un rapporto benevolo ed amicale, che regalerà ad entrambi rinnovate prospettive per il futuro.
Still Human arriva, ti tocca le corde le cuore, a tratti in maniera anche piuttosto forte ed emozionante. Quello che più importa, in questa sede, è capire in che modo riesca a suscitare in queste emozioni, quali siano i suoi punti forti. Non è scontato affermare che uno di questi, forse il principale, è il grande talento di Anthony Wong, qui alle prese con un ruolo ben diverso da quelli cui è solitamente abituato. La profonda umanità ed empatia con cui egli interpreta un uomo provato dalle sfortune dell’esistenza rivela la sua bravura, che si manifesta sempre più nel corso del film, sbocciando come un fiore raro. Commuovente, è dunque il caso di dirlo, Wong e commuoventi diverse scene di Still Human, su tutte quella in cui Cheong-wing scopre che il figlio verrà presto a trovarlo ad Hong Kong, dove abita. Bravissima anche Crisel Consunji nella parte di una donna con un passato difficile ma dalla positività innata, pregio che unisce ad un cuore generoso.
La verità, in ogni caso, prescindendo dalle ottime interpretazioni del cast, è che Still Human trova i suoi momenti migliori negli scherzi e nelle battute che concorrono a rinsaldare il rapporto tra l’uomo e la sua badante, mentre abbonda di retorica quando tenta di delegare ai dialoghi quello che gli attori sono invece bravissimi a comunicare a gesti, sorrisi, pianti e carezze. Note di piano accompagnano le scene più intense del film, la cui storia si sviluppa nell’arco di quattro stagioni, mentre capita che ad Evelyn la regista, Oliver Chan, affidi frasi e sentenze di carattere morale perfettamente evitabili nella loro banalità e che stonano con l’atmosfera generale di Still Human, fatta di una quotidianità difficile, ma di un’intesa forte tra i due protagonisti, di una fiducia man mano reciproca, silenziosa, certa e solidale. Molto più riuscite, invece, come detto, le gag del film, su tutte quelle che giocano sul terreno comunicativo tra i due, prima incerto (Evelyn non parla cantonese, ma solo inglese) poi via via più saldo, con Cheong-wing che si concede qualche brillante facezia nell’insegnare la sua lingua ad Evelyn.
Still Human ha conquistato la sala, certo, ma la sua premiazione come miglior film e soprattutto come premio tra i Black Dragon, vale a dire i possessori dell’accredito più costoso e importante del festival (proprio per questo giudicati anche tra i più competenti), ha fatto storcere il naso ad alcuni.
Sia chiaro, per chi scrive il film d’esordio di Oliver Chan è un’opera semplice, con qualche difetto e che soprattutto si basa anche su modelli filmici preesistenti e di successo (sto pensando a Quasi amici, naturalmente) e non è certo ciò che di meglio si è visto al Teatro Nuovo nei nove giorni del festival. Ma ha comunque qualcosa di veramente importante, qualcosa che è stato avvertito profondamente dal pubblico udinese: ci parla di un’umanità stupenda, un’umanità in cui spesso, in particolar modo, ai giorni nostri, è difficile imbattersi fuori dal perimetro dello schermo. Qui, in fondo, risiede anche gran parte dell’incanto del cinema e qui Still Human trova ragione della sua preziosità.

Marco Michielis

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