Snowball

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Così lontane, così vicine

Accanto alla nutrita sezione “Orizzonti Coreani”, che ogni anno accoglie blockbuster, anteprime e il meglio che la cinematografia mainstream sudcoreana ha prodotto nel corso della stagione, il Florence Korea Film Fest è solita proporre una selezione di opere firmate da giovani registi o da coloro che non hanno avuto a disposizione un ampio budget per realizzarle. Sei sono quelle che la kermesse toscana ha accolto nella vetrina battezzata “Independent Korea” della sua ventesima edizione. Tra queste figura Snowball della talentuosa Lee Woo-Jung, che dopo alcune esperienze come attrice sulla breve e lunga distanza ha deciso di passare dietro la macchina da presa di un’opera prima dalle risorse economiche ridotte, ma dalle tante qualità intrinseche che le hanno consentito di arrivare diritto al cuore dello spettatore. Riprova, questa, che un budget elevato non è sinonimo di riuscita, con decenni di storia della Settima Arte che ci hanno dimostrato un’infinità di volte che un esito positivo non è direttamente proporzionale ai denari dei quali si dispone.
L’esordio di Lee Woo-Jung, trasposizione cinematografica del romanzo “The Best Life” di Lim Sol-ah, è la prova tangibile che da poco si può ottenere tanto. Snowball in tal senso è un film capace, attraverso i mezzi in possesso, ossia la scrittura, la regia e la recitazione delle sue protagoniste, di raccontare meglio di molti altri una Corea più vera e sincera. Per farlo, le pagine del libro prima e l’autrice dell’adattamento poi sono partite da un ritratto generazionale fatto di emozioni, realismo e autenticità. Con questo ci hanno portato per mano nelle vite delle diciottenni Kang-yi, So-young e Ah-ram che, non vedendo l’ora di andare all’estero, scappano di casa, scoprendo poi durante la fuga un lato diverso di loro stesse. L’equilibrio della profonda amicizia che le lega prende così una piega diversa. Scappate di casa come un gruppo unito, quando vi fanno ritorno sono tre persone completamente diverse. Kang-yi vorrebbe solo che lei e le sue amiche tornassero come prima, ma non è per niente facile. Ed è quel cambiamento che si riflette sull’esistenza di ognuna sino alle estreme conseguenze che il film cerca di esplorare.
Quelli che ci troviamo a sfogliare sullo schermo sono i capitoli di un romanzo di formazione dall’impianto classico, che si fa portatore sano e mai banale di temi e stilemi chiave del teen-drama: amori, amicizia, sessualità, ricerca della propria identità, rapporto con i genitori e scuola, ai quali se ne vanno ad aggiungere altri più delicati da trattare come i rigidi metodi d’insegnamento negli istituti coreani e le violenze in ambito domestico. Snowball li raccoglie e li racchiude in un racconto dai tempi dilatati, quelli abitualmente nemici della fruizione, ma necessari come in questo caso per andare oltre la superficie e mostrare la rivoluzione interiore dei personaggi, anime tormentate in cerca disperata di un posto nel mondo, un po’ come il quartetto di ragazze di Questi giorni di Giuseppe Piccioni. Qualcosa nel quale è facile immedesimarsi, perché appartiene o è appartenuto a ciascuno di noi, consentendo allo spettatore di turno di entrare emotivamente in contatto con le protagoniste, qui interpretate da tre giovanissime attrici delle quali sentiremo sicuramente parlare, a cominciare da Bang Min-ah che veste i panni di Kang-yi. È lei, la sua intensa performance che la porta a utilizzare l’intera tavolozza dei colori e degli stati d’animo, la nostra finestra su quel mondo. Ed è sempre attraverso di lei che lo scopriamo, tra gioie e dolori, tormenti ed estasi.
Snowball è un’opera matura nella scrittura quanto nella sua messa in quadro. Entrambe le fasi si mettono al servizio di una storia che trova il suo centro di gravità permanente nelle emozioni che provano e fanno provare i personaggi che la animano.

Francesco Del Grosso

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