Sin señas particulares

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6.0 Awesome
  • voto 6

Il cammino della speranza

Il Torino Film Festival edizione – virtuale – numero 38 si apre con la pellicola messicana Sin señas particulares  (2020) di Fernanda Valadez. Opera che aveva già avuto altri lusinghieri e premiati passaggi festivalieri, tra cui il Sundance Film Festival, ma questa apertura, sebbene non sia una novità, segnala l’esordio nel lungometraggio di una promettente giovane regista e anche il buono stato salutare della cinematografia messicana, che riesce annualmente a proporre almeno qualche pellicola valida spendibile anche verso i mercati internazionali. In questo caso la pellicola della Valadez rientrerebbe in quelle opere che raccontano storie di frontiera, ma nel concreto è una dolorosa narrazione che attinge dalla propria cultura e indaga, con amara critica, lo stato politico e sociale messicano odierno, in modo tale che il racconto possa mostrare anche fuori dai propri confini nazionali alcuni aspetti tragici poco noti. Sin señas particulares va a racchiudere questi elementi, a cui va aggiunto il dolente ritratto di una donna/madre, in una drammaturgia classica nella struttura e semplice nella narrazione.

Gli Stati Uniti e il chimerico sogno americano sono completamente invisibili, come la famigerata frontiera che separa lo stato messicano dagli Stati Uniti. La si vede solo per un momento, come normale valico di ritorno per il giovane ragazzo messicano Miguel (David Illescas). Il viaggio che compiono speranzosi i due giovani ragazzi non giungerà mai a quella prima importante tappa, perché per molti emigranti messicani, o degli altri paesi del centro America, il cammino comincia da più lontano. È un percorso costoso, per i diversi spostamenti – oltre a qualche bustarella da pagare – e soprattutto pericoloso. Alla regista Valadez, che ha scritto la sceneggiatura assieme ad Astrid Rondero, però non interessa il loro viaggio, ma l’itinerario speranzoso che la madre di uno dei due affronta per ricercare il proprio figlio, di cui non c’è traccia (l’altro è morto). Questa donna, interpretata da una convincente Mercedes Hernández, rappresenta il popolo messicano legato alla propria terra e ai suo valori (come si vede nella scena del funerale), oltre alle antiche credenze d’ascendenza religiosa/superstiziosa. Il suo cammino è fatto a tappe, nelle quali incontra diverse persone che gli danno indicazioni valevoli per rintracciare il figlio e allo stesso tempo gli mostrano pezzo per pezzo la cruda realtà che nascondono quelle emigrazioni. La sua indagine si concluderà con una dolorosa scoperta. Di senso opposto, anche se mostra gli stessi problemi, è il ritorno di Miguel nel suo piccolo paese, per rincontrare i genitori. Questi due destini, di diverse generazioni, s’incrociano e constatano tormentosamente lo stato comatoso in cui versa gran parte del Messico (il paese abbandonato di Miguel). Sin señas particulares, cronaca drammatica di un paese e dei suoi emigranti, racconta tutto questo utilizzando la struttura del Road Movie, che ha l’usuale funzione simbolica di far comprendere a un protagonista aspetti nuovi della realtà, fino a farlo giungere a una maturazione. Per l’anziana protagonista non si tratta di maturazione in senso stretto, quanto rivelazione di come si è trasformato il paese e le nuove generazioni. La Valadez è abile nel raccontare con toni limpidi e pregni questa vicenda, senza scivolare troppo nel melenso, peccato per qualche apparizione simbolica.

Roberto Baldassarre

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