Settlers

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4.0 Awesome
  • VOTO 4

Il gioco della triglia, prima la mamma poi la figlia

Durante la seconda giornata di Science + Fiction 2021 abbiamo appreso che il regista e produttore Wyatt Rockefeller sarebbe in realtà il bis-nipote o comunque un discendente del celebre miliardario. E non è che la famiglia si sia “impoverita” nel corso degli anni, anzi…
Su un punto tocca perciò essere sinceri: se c’è da scegliere, chi scrive parteggerà sempre per Paolino Paperino e non per Paperon de’ Paperoni; per il non irreprensibile Homer Simpson, mai però per il Sig.Burns. Il giovane rampollo della famiglia Rockefeller, già salito agli onori della cronaca per aver collaborato con l’amministrazione Obama e per le sue nozze da favola con Julie Fabrizio, altra VIP di ceto bancario, doveva perciò realizzare un film memorabile per guadagnarsi la simpatia nostra e del pubblico. A conti fatti, l’impressione è che si sia fermato a distanza siderale dall’obiettivo…

Il suo lungometraggio d’esordio Settlers è una delle non poche produzioni recenti ambientate sul pianeta rosso per antonomasia. “Cronache marziane”, quindi. Ma cronaca rosa o cronaca nera? Un po’ tutto frullato insieme, per dar vita a un risultato tanto insipido, incolore, quanto infine indigesto.
Eppure l’incipit aveva fatto sperare in qualcosa di meglio. Quasi una “home invasione marziana”, volendo, allorché le prime sequenze di un racconto cinematografico già prossimo a diventare irritante ci avevano offerto, quantomeno, piccole tracce di inquietudine e di tensione: rumori inspiegabili nelle ore notturne; segni di presenze estranee intorno alla casa; scritte minacciose comparse nottetempo sui vetri della minuscola colonia spaziale, i cui occupanti venivano così invitati, senza mezzi termini, a migrare altrove.
La violenza si manifesterà da lì a poco, facendoci brutalmente scoprire che l’amena famigliola di coloni spaziali, possibile controcanto de La casa nella prateria, davanti si era ritrovata nemici ai quali aveva in precedenza sottratto quelle terre. Sullo sfondo una cornice appena abbozzata di sanguinosi conflitti tra i primi colonizzatori di Marte e una nuova ondata di profughi dalla Terra. Fatto sta che i sopravvissuti alla recrudescenza della vecchia faida, consumatasi poi in un feroce scontro a fuoco da western anni ’70, saranno costretti a una convivenza forzata.

Da qui però anche il titolo “boccaccesco” dato al nostro pezzo: “il gioco della triglia, prima la mamma poi la figlia”. Giacché è questa una sintesi neanche troppo azzardata di ciò cui assisterà il pubblico, a tratti incredulo, dal momento in cui l’unico degli assalitori rimasto si insedierà in quella sorta di “ranch marziano”, dove sono restati vivi soltanto una madre e la figlia adolescente.
Vi erano comunque i presupposti di un survivor movie ben più teso, coeso, urticante, ansiogeno, che andasse a esplorare oltre la superficie le difficoltose conseguenze pratiche, interiori e relazionali del prolungato isolamento. Purtroppo, complice una fotografia fin troppo patinata (a nulla è valso, al facoltoso cineasta, aver trovato dopo diversi tentativi una location senz’altro idonea in terra sudafricana), per non dire della legnosità degli interpreti principali (nella fattispecie Sofia Boutella, Ismael Cruz Cordova, Brooklynn Prince e Nell Tiger Free), l’esito di tale percorso narrativo è destinato a produrre noia associata a forzature psicologiche e a un pizzico di morbosità, per noi del tutto gratuita; sebbene questa appaia da subito la conseguenza di una poetica tesa a far emergere determinate “problematiche di genere”, il che a seconda dell’ottica adottata dallo spettatore può valere da giustificazione… o da aggravante.

Sintetizzando ulteriormente: l’ambientazione marziana non convince, la parafrasi western diventa via via più scontata, i rapporti tra i personaggi generano più sconcerto che reale interesse. Verrebbe quasi voglia, a questo punto di consigliare al giovane Rockefeller un ritorno a quelle tradizioni famigliari, incentrate più sulla finanza che sulle ambizioni artistiche.

Stefano Coccia

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