Schegge di Ottanta: Commando

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Ridatemi mia figlia!

Le generazioni successive, a questo punto, si chiederanno giustamente perché gli anni Ottanta sono ricordati come la decade più straordinaria della Settima Arte. Peschiamo allora nell’infinito oceano delle motivazioni, prendendone una a titolo di esempio. Parliamo di sex symbol. Potremmo azzardare, per quanto riguarda il cinema del passato nelle sue differenti epoche, i nomi di Greta Garbo o Marilyn Monroe, tanto per citare due riconosciute icone di bellezza muliebre. Difficilmente qualcuno ci darebbe torto. Indovinate invece chi è stato l’oggetto del desiderio di teen ager (maschi, ovviamente) più o meno allupati nel nostro decennio cinematografico preferito? Un body builder trapiantato dall’Austria in America in cerca di gloria (non solo) a Hollywood, tale Arnold Schwarzenegger! Del quale i suddetti giovincelli ammiravano, tra malcelati sospiri di approvazione, bicipiti e pettorali neanche appartenessero alle tante formose soubrette in voga nel periodo, di scuola televisiva Drive In per intenderci. Omosessualità latente? Forse. Ma solo in minima parte. In realtà Schwarzy era un modello, un inarrivabile sogno: quello di poter raggiungere il suo fisico statuario. Edonismo, di cui era impregnato la maggior parte del corpus sociale. Definizione quantomai appropriata, vista l’aria che tirava al tempo. Inutile sottolineare come i film da lui interpretati riscuotessero tutti un buon successo di pubblico, oltreoceano come da noi. Anche quando non era di certo possibile annoverarli tra i classici come Terminator (1984) di James Cameron.
Commando (1985), fa invece storia a sé. Fu gioco facile all’uscita, per la critica italiana del tempo, gettarlo senza esitazione nel calderone dei tanti, troppi film violenti e furbescamente destrorsi del periodo. Al contrario, il film diretto da Mark L. Lester – niente di più di un mestierante di seconda o terza fascia, da non confondere con il Richard Lester dei film sui Beatles e Superman II, di altra caratura – appare miracolosamente baciato dalla buona sorte, tanto da far pensare che dietro la sua realizzazione ci fosse un intelligenza superiore in grado di partorire, assieme, un film di genere e la sua brillante auto-parodia. Già. Perché Commando è un lungometraggio che diverte irresistibilmente dal primo all’ultimo dei suoi novanta minuti di durata. Dove la violenza è così esasperata da trasformarsi in cartone animato, con “buoni” e vilain ad applicarla ottusamente quasi ci trovassimo nell’ambito di una barzelletta riuscita.
Esercizio pressoché inutile parlare di trama. Per chi non avesse visto il film Arnie impersona John Matrix (!), ufficiale dei marines ormai in ritiro in compagnia della figlioletta (Alyssa Milano, futura starlette del cinema softcore). Il quadro idilliaco – impagabili le sequenza bucoliche tra padre e figlia – è bruscamente interrotto dall’intervento di un gruppo terroristico, che ricatta Matrix dopo avergli rapito la ragazzina per attuare un colpo di stato in una fantomatica nazione centroamericana. Quale sarà la reazione dell’uomo? Risposta scontata. Ma più che la violenza e l’azione, distribuiti peraltro in dosi ovviamente massicce, conta l’ironia che permea il tutto. Come se Lester e gli sceneggiatori Jeph Loeb e Steven E. de Souza volessero smontare, sequenza dopo sequenza, quella stessa “mitologia” guerrafondaia che è alla base del film stesso. Il resto ce lo mette il futuro Governatore della California, che qui getta le basi per i propri futuri excursus nella commedia pura (I gemelli, Un poliziotto alle elementari), dimostrando grande sagacia nel plasmare il ruolo. A fargli da contraltare il personaggio femminile, una querula hostess aeroportuale dapprima riluttante (prova a far arrestare Matrix!), poi pienamente coinvolta nell’operazione di recupero della figlioletta. E Rae Dawn Chong – questo il nome della giovane attrice, di una certa popolarità nel periodo – è davvero impagabile quando commenta negativamente, lamentandosi di continuo per i pericoli corsi, le gesta del protagonista maschile. Quasi un grillo parlante in gonnella.
Commando ha dunque il merito di non prendersi mai sul serio; e stupisce il fatto che non tutti se ne siano accorti. A rivederlo oggi appare alla stregua di un gesto anarchico, di quelli capaci di terremotare un modus operandi consolidato dall’interno. Sulla consapevolezza assoluta di tale intenzione non giureremmo; però Commando, con i suoi mezzi economici limitati, fa molto più ridere di una dichiarata commedia d’azione ad altissimo budget come True Lies (1994) sempre di James Cameron e con Arnie. Ma questo non raccontatelo in giro…

Daniele De Angelis

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