Scarecrows

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6.0 Awesome
  • voto 6

Che ne sai tu di un campo di granturco

Sin dai tempi gloriosi di Non aprite quella porta del compianto Tobe Hooper la formula “gruppo di ragazzi in viaggio – sosta non prevista – incontro con pericoloso serial killer” sembra essere tra le soluzioni più riuscite per quanto riguarda il genere horror, al punto che – anche non volendo annoverare i numerosi sequel e remake della fortunata pellicola di Hooper – non si contano i numerosi lungometraggi che rispettano questa struttura. Uno degli ultimi prodotti del genere, ad esempio, è stato presentato in anteprima italiana alla 37° edizione del Fantafestival e viene direttamente dal Canada. Stiamo parlando di Scarecrows, divertente lungometraggio a metà strada tra la commedia e l’horror vero e proprio, diretto dall’attore e regista Stuart Stone.
La storia messa in scena è quella di quattro giovani – due ragazzi e due ragazze – che, come tradizione vuole, sono alle prese con screzi ed intrallazzi amorosi, mentre si accingono ad iniziare un lungo viaggio in macchina. Dopo essersi fermati presso un passaggio a livello nelle vicinanze di un enorme piantagione di granoturco (nel mezzo della quale sono presenti inquietanti spaventapasseri che a tratti sembrano incredibilmente quasi vivi), i quattro decidono di fare un bagno in un lago nelle vicinanze. Peccato, però, che una volta tornati alla macchina, realizzeranno che quest’ultima è misteriosamente sparita. Ed ecco che le danze hanno finalmente inizio.
C’è poco da obiettare: pur mancando, di fatto, di originalità per quanto riguarda la struttura narrativa, paradossalmente è proprio grazie ad essa che questo lungometraggio di Stone tutto sommato funziona. Molto classico nella sua impostazione, Scarecrows non abbandona mai la strada maestra, non tenta mai inaspettati ribaltamenti, ma, al contrario, prosegue in modo lineare fino alla fine. E la cosa ci sta bene.
Ciò che, in realtà, resta impresso dopo la visione di film come questo di Stone, è il tono da commedia tendente volutamente al trash che il regista ha voluto dare a tutto il lungometraggio. Al via, dunque, a battute a sfondo sessuale, a vere e proprie scene di sesso con buffi primissimi piani dei protagonisti montati in successione, ma anche a stereotipi e luoghi comuni di ogni genere. La cosa, ovviamente, non solo è voluta, ma è anche portata all’estremo con piena consapevolezza di obiettivi. Non ci aspettiamo, dunque, un horror di quelli da farci saltare sulle poltrone – a tal proposito, le scene delle torture sono eccessivamente prive di mordente – non ci aspettiamo il lungometraggio disturbante per antonomasia. Già dai primi minuti, in realtà, sappiamo che ciò che ci aspetta è un vero e proprio divertissement, un prodotto innanzitutto goliardico che vuole essere sia un omaggio al genere horror che una commediola senza troppe pretese. Verrebbe addirittura da pensare che il fine ultimo di tutta la troupe – regista compreso – che ha preso parte alla lavorazione di Scarecrows sia stato proprio quello di divertirsi, di vivere il set senza preoccuparsi troppo della qualità di ciò che viene realizzato e, soprattutto, senza avere paura di esagerare.
Un’operazione, questa, assai frequente durante la lavorazione di pellicole horror indipendenti, le quali, a loro volta – ammettiamolo pure – ci piacciono proprio per questo.

Marina Pavido

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