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Rosebush Pruning

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VOTO: 8

Cronaca familiare

Un regista che, nel corso degli anni, ci ha regalato lungometraggi (e documentari) coraggiosi e visivamente innovativi, Karim Aïnouz. Già, perché, di fatto, il celebre cineasta brasiliano-algerino ha sovente trattato tematiche complesse e controverse, concentrandosi principalmente sull’identità queer, ma anche sull’importanza della memoria storica e su come essa influenzi il presente di ognuno di noi. E così, dunque, non stupisce il fatto che il suo ultimo lavoro, Rosebush Pruning, presentato in anteprima mondiale in corsa per l’ambito Orso d’Oro alla 76esima edizione del Festival di Berlino, sia una delle pellicole più attese all’interno di questa storica manifestazione cinematografica teutonica. E non solo per l’importante cast che ha preso parte al progetto.
La storia messa in scena in Rosebush Pruning è un’intensa, del tutto singolare storia familiare. Questa, infatti, è la storia di quattro fratelli di origine statunitense che da ormai qualche anno vivono in Spagna insieme al loro padre non vedente (impersonato da Tracy Letts). Loro, dunque, sono Ed (Callum Turner), Jack (Jamie Bell), Anna (Riley Keough) e Robert (Lukas Gage), e sono tutti molto legati tra loro da un intenso, insolito legame composto da un mix di affetto fraterno e attrazione fisica. La loro madre (Pamela Anderson) è morta appena due anni prima sbranata da alcuni lupi in una vicina foresta, e tutti loro sono soliti commemorarla con ben precisi rituali. Il loro equilibrio, tuttavia, sembra incrinarsi nel momento in cui Jack inizia una relazione con Martha (Elle Fanning). Da quel momento in avanti, inquietanti segreti saranno destinati a venire via via a galla con inevitabili, estreme conseguenze.
I quattro fratelli non lavorano, trascorrendo le loro giornate nel lusso (grazie a una cospicua eredità) e dedicandosi ai loro hobby e a una sfrenata passione per la moda. Come si suol dire, però, l’ozio è il padre dei vizi, e se già dai primi minuti possiamo intuire come i loro legami presentino, in un modo o nell’altro, risvolti potenzialmente morbosi, ecco che ciò che abbiamo intuito si rivela, man mano che ci si avvicina al finale, ancora più estremo e disturbante di quanto inizialmente avevamo potuto immaginare.
Nel realizzare questo suo Rosebush Pruning, Karim Aïnouz ha optato per una messa in scena estremamente dinamica e variopinta, una messa in scena decisamente pop, resa ancora più efficace nella sua potenza visiva e comunicativa da un adeguato commento musicale (componente essenziale all’interno dell’intero lavoro), da un montaggio dai ritmi serrati, da momenti al limite del surreale, da scelte visive coraggiose e senza censura alcuna e da un riuscito crescendo di tensione.
La famiglia potrebbe essere considerata quasi come un cespuglio di rose, come sta a suggerirci la voce narrante di Ed in apertura del lungometraggio. Allo stesso modo, ogni membro della famiglia è considerato al pari di una rosa stessa, maestosa nella sua solenne bellezza e che necessita costantemente di una cura particolare. Ma cosa accadrebbe nel momento in cui qualcuna di queste rose dovesse venire inevitabilmente tagliata? Nel mostrarci la progressiva disgregazione di una famiglia dall’impronta prettamente patriarcale, Rosebush Pruning non smette mai di stupirci, di sconvolgerci, di tenerci incollati allo schermo dall’inizio alla fine. E nel fare ciò, ecco che una forte critica nei confronti della società prende concretamente forma. Rosebush Pruning, dunque, è un film incredibilmente potente e intelligente. E all’interno del vasto concorso berlinese riesce decisamente a farsi onore.

Marina Pavido

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