Sad Beauty

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8.0 Awesome
  • voto 8

Ritorno alla natura

L’inquinamento, si sa, provoca molti più danni di quanto possiamo immaginare. Ma cosa accadrebbe se non si tentasse di fare proprio nulla per ridurre il suo impatto sull’ambiente in cui viviamo? Un possibile futuro prossimo è stato messo in scena nel poetico cortometraggio d’animazione Sad Baeuty, diretto dall’olandese Arjan Brentjes e presentato in anteprima in occasione dell’Ecu Film Festival 2021 nella sua speciale edizione online.

Una ragazza innaffia una piantina sul balcone di casa sua. La pianta, nonostante le amorevoli cure, ci sembra sempre secca e priva di vita. Sullo sfondo: una città tetra, grigia, quasi claustrofobica, resa tale anche da un formato in 4:3. La donna lavora in un museo di scienze naturali e studia le varie specie animali che nel corso degli anni si sono estinte. Non sarà presto anche l’uomo a rischio di estinzione, nel caso in cui si dovesse continuare a sottovalutare il problema?
Immagini bidimensionali ed estremamente eleganti, dialoghi ridotti all’osso e suoni prevalentemente diegetici fanno immediatamente pensare al cinema di Sylvain Chomet. Eppure qui non si tratta di voler in qualche modo omaggiare il grande Jacques Tati. In questo caso ciò che viene messo in scena è il canto del cigno del genere umano. Il genere umano che crea e distrugge. E che si autodistrugge. Con un ciclico ripetersi degli eventi vediamo un progressivo peggioramento della situazione in città. E immediatamente le mascherine indossate dai passanti ci fanno inevitabilmente pensare al periodo storico che stiamo vivendo. La protagonista e le persone che la stessa incontra per strada o al museo ci sembrano sempre meno energici, sempre più stanchi e malati. Che ne sarà di loro? Sembra non esserci, purtroppo, speranza alcuna in un futuro migliore. O forse no?
Fantasmi di animali appartenuti al passato che sembrano riprendere magicamente vita tramite numerose lucciole ci regalano uno spettacolo inaspettato. Uno spettacolo che si contrappone fortemente all’estremo realismo che pervade gli ambienti rappresentati. Uno spettacolo che fa da preludio a qualcosa di molto più grande.
Sad Beauty si distingue immediatamente per la sua compostezza, per la sua eleganza stilistica. La protagonista sta spesso a rappresentare l’unica macchia di colore all’interno di un ambiente ormai apparentemente morto. Un ambiente dove sembra non esserci posto ormai per alcun essere vivente. Tantomeno per l’uomo. Ed ecco che immediatamente il discorso si attualizza, si collega direttamente alla pandemia da Covid-19 e a un necessario, urgente ritorno alla natura che, forse, potrebbe salvarci tutti.
Arjan Brentjes ha sapientemente rinunciato a ogni qualsivoglia inutile orpello registico al fine di mettere in scena un futuro distopico, per una realtà sì estremamente cruda e dolorosa, ma anche pervasa da una sorta di gradito ottimismo di fondo. Una piccola favola moderna dal retrogusto amaro che si rivolge a giovani e meno giovani e che per il suo sincero realismo, ma anche per il suo poetico, straziante lirismo, è destinata a rimanere impressa nella mente dello spettatore per molto e molto tempo.

Marina Pavido

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