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Riverboom

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VOTO: 7,5

Un viaggio nello spazio e nel tempo dalla Svizzera all’Afghanistan

Tra le sorprese della 14ma edizione della rassegna Cinema Svizzero a Venezia, il vivace Riverboom di Claude Baechtold, reportage di viaggio in Afghanistan di tre giovani – e per certo verso improvvisati – giornalisti di guerra nel caos del 2002. Il film nasce dal ritrovamento, vent’anni dopo, delle videocassette girate al tempo da Claude, che sono il fulcro del racconto del regista, che si srotola nel tempo alla luce anche degli avvenimenti successivi.

Claude sta per tornare in Svizzera, ma un imprevisto lo trattiene a Kabul; compra una videocamera e si unisce al giornalista Serge Michel ed al fotografo Paolo Woods come inviato di una tv svizzera in un viaggio avventuroso all’interno della zona rossa del Paese. Siamo nel 2002, e dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan e cacciato i talebani, creando una Green Zone, una zona sicura, intorno a Kabul, che appare completamente sconnessa dalla realtà del luogo e da tutto il resto del Paese, cioè la Red Zone, la zona pericolosa. Con incoscienza e coraggio, i tre partono per documentare cosa sta accadendo nella zona rossa con l’arrivo della cosiddetta ‘pax americana’, in un lungo ed avventuroso viaggio che da Kabul li porterà fino al nord del Paese, conteso dai ‘signori della guerra’ Atta (Jamiat) e Dostum (Jumbish).

Riverboom, dal nome dell’insidioso fiume Boom nel nord dell’Afghanistan, è anche il nome che i tre, bloccati tra le acque dello stesso fiume e le bande di talebani imperversanti nella zona scelgono per realizzare il sogno comune: la creazione di una casa editrice. Scampati alla morte e rientrati in Svizzera, la Riverboom Publishing prende vita, un po’ casa editrice un po’ collettivo artistico, tra fotografi, filmmaker, giornalisti, scrittori, artisti grafici; elemento comune è la curiosità, l’ironia, la voglia di confrontarsi e mettersi in discussione.. e ovviamente quella di divertirsi. Un viaggio iniziato per caso, un’avventura che diventa il cemento per una solida amicizia e collaborazione che da più di vent’anni ha portato fortuna e successo ai tre protagonisti. Ed ecco che infine oggi, ‘saltate fuori’ le cassette perdute di quel lontano viaggio, Claude Baechtold firma la regia di un irresistibile documentario on the road che racconta l’avventura dei tre amici sulle orme della scrittrice Ella Maillart, che nel 1939, a bordo di una Ford V8 nuova fiammante, insieme ad Annemarie Schwarzenbach, fuggì dalla Svizzera e dalla guerra percorrendo una rotta di 2800 km lungo tutto il paese fino a Kabul.

Quello raccontato da Baechtold è un road-movie emozionante ed ironico, dalla umoristica ed accattivante descrizione dei suoi compagni di viaggio alle avventure epiche e tragicomiche vissute dal trio, la più pericolosa delle quali, quella sulle rive del fiume Boom, cambierà per sempre il corso delle loro vite. Tra mendicanti che rifiutano i soldi ‘meno veri di quelli veri’ creati da Dostum e campi di marjuana, dall’oppio che sostituisce lo zafferano per finanziare la guerra contro l’Unione Sovietica all’attuale fiorente mercato della droga, l’odissea dei tre reporter assume i toni di una commedia tragica ed autoironica, vivace e seducente. Una realtà documentata, raccontata con inserti da ‘lezione di storia’ che spiegano, in pochi, semplici tratti l’origine del nuovo Afghanistan a chi il passato di questo Paese straziato non lo conosce affatto.

Michela Aloisi

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