(Re)Visioni Clandestine #48: La signora ha fatto il pieno

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Borghesia maialona

«Soffri di vertigini?»
«No, è che non mi sono messa le mutandine!»
(Scambio di battute tra Aristide e Lola mentre sono all’altalena)

La carriera di Carmen Villani come prorompente diva della cosiddetta commediaccia erotica si è dipanata nell’arco di appena quattro anni, ma un paio di titoli da lei interpretati sono diventati, tutto considerato, dei classici del genere. Sebbene non sia divenuta una star di prima grandezza, la Villani è stata una bella donna romagnola, dalle forme genuine e con uno sguardo malizioso al punto giusto. In quel ginepraio di attrici che hanno fatto la fortuna del genere, la sfortuna della Villani, al netto dei buoni incassi delle prime pellicole, è stata quella di non aver lavorato con registi più originali, oltre ad aver concesso, soppesando i suoi film, poco nudo: giusto il seno discinto e succinte mutandine colorate. Ad esempio la classica scena della doccia di profilo, topoi di altre dive della commedia sexy, manca nel suo scarno curriculum. La Villani, che esordì adolescente come cantante alla fine degli anni Cinquanta, è stata prevalentemente diretta da suo marito Mauro Ivaldi, che l’ha condotta al successo con il pruriginoso L’amica di mia madre (1975), dove, per inciso, l’amica del titolo è Barbara Bouchet, più disinibita per quanto riguarda l’epidermide da mostrare. Nella seconda parte della sua breve carriera, l’attrice modenese ha prevalentemente lavorato in Spagna, in commedie piccanti in cui primeggiava l’umorismo piuttosto che il nudo. Primo approccio con queste produzioni è stato La signora ha fatto il pieno (Es pecado… pero me gusta, 1978) di Juan Bosch.

Il titolo dato dalla distribuzione italiana, che rievoca quello vincente de La signora gioca bene a scopa? (1974) di Giuliano Carnimeo, è desunto da una fugace battuta fatta da Aristide (Carlo Giuffrè) che commenta l’arrivo a tavola di sua moglie Patty (Esperanza Roy), e pertanto non c’entrerebbe niente con la protagonista. Sceneggiato a quattro mani dall’italiano Fabio Pittorru e dallo spagnolo Sérgio Ricci, La signora ha fatto il pieno rientra nel genere pochade sexy, che vorrebbe mettere alla berlina i vizietti e le ipocrisie della classe borghese. Un argomento spesso affrontato, come ad esempio l’italico Signore & signori (1966) di Pietro Germi, e che in Spagna piaceva molto come attestano i grotteschi Il fascino discreto della borghesia (Le charme discret de la bourgeoisie, 1972) di Luis Buñuel o La escopeta nacional (1978) di Luis Garcia Berlanga, oppure il melodramma La trastienda (1976) di Jorge Grau. La pellicola di Bosch è molto più vicina a quella di Berlanga (lo svolgimento dentro una villa), ma il difetto di Es pecado… pero me gusta è di lasciare la fustigante critica totalmente in superficie, per concentrarsi maggiormente sull’aspetto sexy della vicenda, essendo elemento vincente ai botteghini spagnoli, poiché da poco il paese era uscito dalla lunga dittatura franchista e le maglie della censura si sono allargate. L’idea della prostituta cooptata da un industriale per fingersi sua moglie, che entra in questo dorato mondo borghese e scopre come le ricche signore sono più peripatetiche di lei, era stata già sfruttata, un filino meglio, da Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1974) di Sergio Martino e con Edwige Fenech, e sarà nuovamente utilizzata, in chiave non sexy, nell’episodio con Jerry Calà di Rimini Rimini (1987) di Sergio Corbucci. La signora ha fatto il pieno, co-produzione italo-spagnola, ha veramente poco da offrire, sia a livello di nudo, perché elargiscono maggiore epidermide le due attrici spagnole mentre la Villani non si toglie mai gli immancabili slip (a dispetto della battuta posta in esergo), e sia a livello di comicità, con usurate battute a doppio senso o infime spiritosaggini sull’omosessualità (l’immancabile maggiordomo gay). Per quanto riguarda il cast, in cui si salvano solamente le già citate attrici spagnole, gli altri, in particolare i due co-protagonisti, ripropongono gli usuali ruoli: Giuffrè svolge il suo lavoro con professionalità, ma senza guizzi, mentre Maccione, nel classico ruolo di marpione, è comicamente spento. Della trama forse si potrebbe apprezzare l’aspetto comico inerente la lotta di classe, in cui gli inservienti della villa (2 cameriere e 1 marinaio) approfittano dei loro padroni spillandogli denaro per soddisfare i bisogni sessuali, ma anche questo tema è svolto con superficialità. Juan Bosch farà un pochino meglio l’anno successivo, realizzando La puñeta (Cuarenta años sin sexo, 1979), una commedia episodica che cataloga le repressioni sessuali vissute durante la dittatura franchista, pellicola mai uscita in Italia.

Roberto Baldassarre

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